Ci sono i mufloni ma non c’entra niente

Ci sono i mufloni nel prato di fronte alla mia finestra.

Prato è una parola gentile: sono erbacce bruciate e rinsecchite delle quali nemmeno i mufloni sembrano un granché felici.

Si muovono adagio, una cornata reciproca ogni tanto, due passi più rapidi a seguire chissà cosa.

Si direbbe che cincischiano, pure loro.

E io sto alla finestra, e penso che la stagione è finita. Proprio finita.

Ho esaurito l’energia, le forze e anche la pazienza, come ho detto già molte volte.

E penso che i mufloni infastiditi stiano tutto sommato più in forma di me.

L’albergo è quasi vuoto, ma aspettiamo un gruppone che lo riempirà di nuovo per il fine settimana. Poi però basta: tutti a casa, e sarà come per i mufloni, sul prato rinsecchito.

L’anno scorso ho chiuso l’inverno con Amici che non vedo da un po’. Quest’anno chiuderò con sessanta Cechi che vorrei non vedere affatto.

Erbacce bruciate dal gelo.

Gli ultimi sessanta Cechi, e poi di nuovo la saga del personale da rimpiazzare per la stagione a venire, e la rincorsa all’organizzazione dell’estate, e il conseguente sacco di pensieri.

Una cosa per volta. Come i mufloni: qui non c’è erba. Bruchiamo un po’ più in là, o almeno proviamoci.

Intanto vediamo di andare a casa: sarà un trasloco.

Sarà un trasloco andare a casa, e poi lo sarà anche da una casa a un’altra. Non è che per caso vi avanza voglia di darmi una mano? Vi offro in cambio un proverbiale panino con la mortadella. Quello c’è sempre, quando io trasloco.

Dai: un panino tra uno scatolone e l’altro, e poi sarà …. una faticosa rincorsa a riposarsi. Una specie di ossimoro?

Non ne sono tanto sicura, ma le sicurezze in questo momento non sono di moda.

Ieri è partito un gruppetto di una decina di personaggi, anche loro di Praga: dieci persone sorde. Però leggevano il labiale. Anzi … lo avrebbero letto, se io avessi parlato in ceco. Sono stati momenti di panico, sconfitti e superati grazie all’internazionalità del linguaggio dei “moti” (che i gesti sono una cosa più nobile). Una cosa da fare venire il mal di testa, però alla fine ce l’abbiamo fatta: nessuno si è perso, nessuno è morto di fame, nessuno è sembrato scontento.

E oggi sono alle prese con tre tedeschi che però parlano spagnolo perché erano spagnoli i loro nonni. E grazie ai miei Cammini di Santiago, io so un sacco di parole che sono diventate utilissime: vesciche, cerotti, fango, partire, mangiare, andare, tornare …

Alla fine tutte le esperienze, e tutti gli slanci di fantasia sono utili ed arricchenti.

E chissà … forse il futuro è un piccolo ostello sul Cammino di Santiago. Sarebbe bello. Chissà … potrei provarci. Utile e dilettevole ….

Ma …. aspetta …. mi pare di ricordare che il dilettevole dovesse esserci anche qui ….

Uno dei mufloni è ruzzolato zampe all’aria. Scenetta piuttosto buffa.

Credo che per via di “dilettevole” per oggi mi farò bastare questo: il capo muflone che scapuzzò.

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