Mr Mess e il concentrato

Non bisogna avere pregiudizi! È una cosa brutta pensare che tutte le persone siano ineluttabilmente divise in categorie predefinite.

I rossi sono cattivi, gli slavi sono portati all’apprendimento delle lingue, gli adolescenti sono incasinati, le suocere sono …. Eh, abbiamo capito.

Non bisogna avere pregiudizi!

Mr Mess ha prenotato all’ultimo minuto.

È arrivato convinto di essere nel posto sbagliato. Credeva di avere prenotato in centro a Canazei. Cinque chilometri più in giù: a piedi sono quaranta minuti per attraversare quella che a lui sembra una jungla inospitale. Una ciclabile assai frequentata, per i locali.

Non aveva valigia, ma tutti i suoi temporanei averi stipati nella borsa degli scarponi da sci. Speriamo che almeno gli scarponi non emanassero quell’olezzo tipico di scarpe usate per una giornata intera da piedi sudati. Altrimenti per i prossimi giorni Mr Mess arriverebbe preannunciato da un “piacevole aroma”.

Che tipo, sto Mr Mess ….. Allampanato, sui venticinque, capelli lunghi ma anche un po’ rasati, barba sapientemente incolta. Straniero, anzi di più: foresto.

Aspetto vagamente mediorientale, prima ancora di esibire i documenti per il check-in ci informa che è reduce da un viaggio di un anno in America Latina dove era andato a cercare se stesso.

Ne è tornato con un bagaglio linguistico che lui definisce Spagnolo. Al confronto io che di spagnolo ho imparato dieci parole percorrendo e ripercorrendo il Cammino di Santiago, sembro il presidente spagnolo dell’accademia della crusca spagnola, ammesso che esista.

Mr Mess non si chiama così, ma nel parterre degli ospiti ai quali si affibbia un soprannome legato alle circostanze, lui non può chiamarsi altrimenti.

Prende le chiavi, recepisce qualche blanda indicazione logistica, e sparisce.

Due minuti, e torna con qualche domanda.

Cosa si può fare Gratis, in Valle?

Dove è una sauna Gratis?

Quale posto gli indichiamo per mangiare Gratis?

E il wifi, è gratis?

E per spostarsi, quali mezzi pubblici ci sono ….? (Esatto!)

Orca l’oca … non bisogna avere pregiudizi, ma secondo l’immaginario collettivo questa cosa c’era da aspettarsela da uno che viene da quel Paese lì.

È stato da noi quattro giorni.

Non bisogna avere pregiudizi.

La signora che sistema le camere si è stufata di dirmelo: una delle camere più sgradevoli che siano capitate: il cestino della spazzatura è sempre vuoto, e in compenso c’è un mucchio di spazzatura sparsa ovunque.

Tipico.

Ad ogni tre per due ha una domanda.

L’inizio è sempre quello: “puoi prestarmi …..”

Il caricabatterie per il telefono

Il modem per il wifi

Il riduttore per il rasoio

Un tubetto di dentifricio

La lavatrice

Quello che si può si fa volentieri, certo. Se si può.

E allora ecco le domande del secondo round:

“puoi aiutarmi ….”

A fare un biglietto aereo?

A prenotare la sauna?

A stampare un documento in una lingua incomprensibile?

A capire come arrivare dall’altra parte del passo?

Eh, ragazzo, noi ti si aiuta anche, ma provare ad arrangiarsi un po’, no, vero?

Non fosse altro perché per il biglietto aereo ci vuole una carta di credito che mi hai appena detto di non avere.

Per la sauna ci vogliono soldi che mi hai appena confermato di non avere.

A stampare il documento …. Non trovi più la chiavetta che dicevi di avere.

Per arrivare dall’altra parte del passo bisogna aspettare che passi l’inverno, altrimenti … per ora no.

Sì, va beh, ma io ho prenotato da voi perché su Booking c’è scritto che siete gentili.

Allora mi ci porta lei, domattina di là dal passo?

Parliamone: dicevi che credevi di avere prenotato da un’altra parte: magari è là che sono gentili, no?

Aspetta …

Consulta non so cosa nel suo telefono, e scappa via di corsa.

Parto! C’è un autobus tra dieci minuti! Accorciatemi il soggiorno che vado.

… mamma mia, che tentazione! E invece … Aspetta un momento! Devi pagare!

Ci lancia una banconota mentre corre via.

Aspetta, Mess! Sono troppi!

Torna indietro (ci avrei giurato) agguanta il suo resto e riscappa.

Gli urliamo dietro che l’autobus che lui spera di prendere non esiste davvero.

Glielo gridiamo proprio, mentre lui corre giù con la sua “valigia”.

E niente. Aspettiamolo. Arriverà alla fermata dell’autobus, aspetterà qualche minuto, e poi tornerà indietro.

… e infatti … I’m back. Sorry for the Mess.

Certo. Non si preoccupi.

Torna in camera dopo aver chiesto solo di cenare.

Lo avrà capito che noi cuciniamo normale? Normale come per la sua religione non è normale?

Lo avrà capito?

Diciamo pure che anche in fatto di Sua Religione, io che ne so poco, al confronto sembro una specie di Vescovo Teologo.

Dai. Resistere. Domani parte.

… neanche da dire:

mi chiama la collega prima delle sette del mattino, che Mr Mess va di fretta. Deve pagare, e poi correre a prendere un bus che stavolta pare ci sia davvero.

Al telefono gli dico che scendo in dieci minuti. Troppi.

Gli chiedo di lasciare i soldi alla collega. Gli manderò la ricevuta.

Esito: deve aver corso abbastanza veloce da prendere il bus.

Ci è riuscito.

I soldi che ha lasciato sono circa metà di quelli che ci doveva. Ha lasciato detto che non ne aveva altri. Cenato gratis: è riuscito anche in questo.

E poi è andato, col suo alone di disordine esteriore e anche …. cioè … È stato in America Latina per un anno intero a cercare se stesso, ma mi viene da dire che non mi pare proprio che si sia trovato.

Corre sempre troppo veloce, e sempre nel posto sbagliato, e sempre senza sapere dove va, e sempre lasciandosi dietro una scia di olezzoso disordine.

Mr Mess è un concentrato di luoghi comuni.

Quello che autorizza a pensare che quelli come lui siano esattamente come lui.

ma esiste una black list degli ospiti?

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