Non ero io.

Ha nevicato.

Da giorni tutti tenevano d’occhio il meteo sul cellulare.

Domani 48% e 12 centimetri!

No, lunedì 1,8 centimetri e 76%!

E poi i fatalisti: nevicherà quando vorrà, e quanto vorrà. Stare a pensarci non serve a niente.

Non serve a niente?

Sicuri?

Ha nevicato.

Perfettamente in linea con qualche previsione, ha nevicato da mezzogiorno fin verso le cinque. Non so … trenta centimetri ….

Che storia …

Di solito nevica di notte, e la mattina il vicino parente stretto della Provvidenza passa a sistemare i piazzali. E oggi?

Ommamma …..

Ci sono quelli che devono partire, e quelli che devono arrivare, e quelli che vorrebbero andare a sciare, e quegli altri che comunque c’è troppo freddo per muoversi a piedi …

Ma dai!
Se nevica non fa freddo, lo sanno anche quelli di pianura come me!

Eppure, lo stesso, quelli che devono lamentarsi hanno ampio raggio d’azione.

Ieri perché non c’era neve, oggi perché ce n’è.

Ieri troppo freddo, oggi troppo bagnato, domani probabilmente troppo caldo. E da lì pare ovvio che il cerchio si chiude: non ci sarà di nuovo abbastanza neve.

Mi sa che non ho voglia di stare a sentirli. E forse non ho voglia neanche di dare adito ad altre lamentazioni.

Ha nevicato, e ci sono da spalare i piazzali.

Vado.

Caspita … pareva poca, e invece con la pala si fa fatica.

Giusto un sentierino per arrivare dalla porta alla strada, riesco a fare. E poi basta. Ci si arrende, e si va a prendere la fresa. mi tremano le ginocchia, ma che sarà mai? ce la faccio di sicuro.

… di sicuro? diciamo che forse ce la faccio.

Ho fatto fatica anche solo ad aprire la porta del suo ricovero, e già questo avrebbe dovuto dissuadermi, ma io … quando mai?

Dai. Ce la faccio.

Le operazioni di accensione non vanno poi così male. Ce la faccio, ce la faccio, ce la faccio e dopo un paio di tentativi, eccola qua che parte e scoppietta in un frastuono senza pari. Quando la usavano gli altri non mi pareva!

Non ci si bada. Dai!

Qualche passo avanti, una prova delle leve del camino, qualche timida accelerazione, e poi la pianificazione mentale del lavoro.

Adesso salgo al piazzale principale. Si pulisce prima vicino all’ingresso, così gli ospiti potranno andare e venire senza tanto brontolamento.

Poi si pulisce l’ingresso dei camion dei fornitori, e la zona dello scarico.

E da ultimo un passaggio davanti ai garage, che se qualcuno dovesse uscire pure da lì … visto mai …

Vai!

La salita è proprio ripida, specie se si spinge una fresa.

Perché mentre si sale, la fresa non deve mica essere in funzione, vero?

O sì?

Bah. meglio fare e non pensare.

Piazzale.

Due macchine dovranno uscire e una dovrà entrare. A spanne, se pulisco metà del piazzale ci sarà posto per tutti e forse ne avanza anche.

Pronti …. Via!

Non è neanche difficile: con questo si accelera, con questo si fa la retromarcia, se lascio questa leva la macchina si ferma. Non è difficile.

Poi ci sono queste due leve … una per orientare il camino e l’altra per stabilirne l’altezza.

Sostanzialmente ci sono due leve per decidere dove sparare la neve una volta che l’hai tolta da dove non ti andava che stesse.

Ottimo.

Proviamo a sparare a destra.

NOOOOOO!

La neve va a finire tutta in strada, e non credo che sia effettivamente una bella idea!

Aspetta. A destra no, allora in avanti. E però un po’ in alto, così non si accumula a quella che devo togliere. Sarebbe un controsenso.

Spariamo in avanti.

NOOOOO!

Camino troppo alto. Ho centrato una finestra. Speriamo almeno che non fosse aperta ….

Alt.

Lasciamo andare tutte le leve e riflettiamo.

A destra no, al centro no, a sinistra c’è la macchina e mi pare meglio di no.

E allora?

Esiste un indietro?

Esiste. Me ne sono accorta dopo che mi sono tirata in faccia alcuni fiotti di neve gelida.

Ma dai …. Questo però deve essere un errore ….

Per quale motivo si dovrebbe potersi tirare in faccia questa fastidiosa poltiglia?

Ok. Niente domande.

Camino che spara in basso e poco a sinistra. Funziona.

Su e giù, su e giù.

Una macchina si ferma in strada, e il signore alla guida cerca di dirmi qualcosa, ma pare un film muto. La fresa fa un baccano tremendo, e lui pare che muova le labbra senza dire niente. Dopo dieci o dodici “NON CA PIS CO !” mi tocca spegnere la fresa. Proprio adesso che avevo preso a girare così bene ….

Mi chiede se può parcheggiare qui. Qui dove io ho spalato perché lui potesse parcheggiare. Può?

….. riaccendo la fresa, così non si sente la risposta.

Parcheggia e sorride. ha parcheggiato nel mezzo piazzale che non avevo pulito. Che bravo! sembra che volesse dimostrare che sto facendo un lavoro inutile.

… niente domande!

Ho girato per il piazzale per mezz’ora, e poi sono andata a sistemare lo spazio di scarico della merce, e poi ho anche liberato l’ingresso dei garage.

E poi …

E poi basta.

Mi si stacca il naso, dopo quel getto di neve improvviso, dopo la neve che ancora cade, dopo il sudore che si ghiaccia sulla fronte.

Ho freddo, e sono stanca.

Mi duole un braccio, forse un po’ anche la schiena, sicuramente anche un po’ un ginocchio.

E più di tutto mi duole l’orgoglio.

Bisognava farla, sta cosa, e non c’era nessuno cui chiedere.

Bisognava farla, ma a desso ho paura che finirò su Paperissima.

Il getto di neve in faccia, le curve come se stessi su un toro al rodeo, la neve sparata contro le finestre, una specie di balletto tarantolato quando mi è entrata la neve nei calzini ….

Se vado su Paperissima io dirò che non ero io.

Io non ho mai messo mano a una  fresa.

E questa vescica qui sul pollice che presiede alla leva dell’acceleratore …. Beh, io questa vescica me la sono procurata con la piastra per i capelli.

Ben più nobile, mi pare.

Un pensiero su “Non ero io.

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