la musica della fine

Dev’essere colpa dei palinsesti radiofonici.
Ci sono trasmissioni che vanno in onda solo d’estate, per il periodo breve in cui la gran folla è in ferie.
Hanno un ciclo vitale che va da metà luglio fin verso la fine di agosto, ragione per cui oggi 17 agosto si sente già qualcuno che proclama la fine dell’estate.
“Prepariamoci alla fine dell’estate oramai prossima, con un brano che riassume il nostro stato d’animo!” e parte Are you lonesome tonight
Ma dai! Ieri eravamo tutti saltellanti di gioia perché era ferragosto e c’erano gli ombrelloni senza obbligo di Green Pass, e oggi … tutto d’un botto lonesome?
Com’è sta storia che l’estate finisce prima ancora che io mi renda conto che è iniziata?
Eppure è la fine, e bisogna abituarsi all’idea.

In fondo tante cose finiscono quando non ce lo aspettiamo.
La macchina del caffè espresso, per esempio.
Ne abbiamo una qui al bar, che probabilmente risale alle guerre puniche.
Con qualche accorgimento manutentorio si è trascinata alla bellemmeglio fino ai giorni nostri, erogando caffè ora cortissimi, ora americanissimi, e tisane ora fumanti ora appena tiepide, ma facendo un servizio sempre perfino quasi dignitoso. Già da luglio propone evidenti segni di cedimento: la lancia del vapore gocciola come un nasone (esempio raccapricciante, ma effettivamente in tono!). Si stringe forte la manopola e si stringono ancor più forte i denti, ma alla fine bisogna rassegnarsi: è la fine.
Ci aspettavamo l’ennesimo sorprendente recupero, e invece la macchina del caffè ci ha abbandonati alle soglie del ferragosto.
Ci hanno portato un cosiddetto muletto dal quale per ideale rimando all’animale, ci aspettavamo resistenza, tempra forte, affidabilità. E invece questa macchina di simile a quel muletto ha solo il raglio.
Le si alza la pressione della caldaia a livelli paurosi (dove gliela metto la pastiglina di cotareg che per la mia pressione fa miracoli?) la pressione sale e sale, e per evitare quello che immagino potrebbe essere uno scoppio devastante la macchina sibila, gorgoglia, sbuffa e raglia. Fa spavento.
Se la fine dell’estate ha la musica di lonesome, la fine della macchina del caffè ha il suono di un raglio meccanico. Colonna sonora sconfortante tanto quanto l’altra, devo dire.

Per qualcuno è la fine della vacanza.
Ci eravamo abituati ad averli qui: quattro settimane di vacanza. Vanno, vengono: sono di casa. E sono qui da tanto che ti sembra abitino qui davvero. Poi un giorno scendono nella hall e ti confidano che stanno andando a fare qualche compera per portare agli amici un souvenir di qui. “Vado all’enoteca!”
Sembra impossibile che un mese sia già passato, eppure la loro vacanza è alla fine.
Poi tornano e ti fanno vedere i tesori che hanno comprato: due belle bottiglie di Nero d’Avola. E così la fine della lunga vacanza dolomitica ha il sottofondo musicale di vitti na crozza. Nemmeno questo è un granché confortante.

Perbacco, però, ma davvero non c’è qualcosa la cui fine porti conforto?

E poi ho pensato a mio nonno, che di fronte alla minestra di verdura scuoteva la testa, e dopo l’ultima cucchiaiata fumante diceva “la ga de bòn che l’è finìa!”

Depende ¿de qué depende?
De según como se mire, todo depende

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