Da lontano

È un inverno che comincia lontano.

Io sto a casa, e lui sta là, a duecentocinquanta chilometri da me, e si comporta come io non l’ho mai visto fare.

L’inverno questa volta è quello della Montagna vera, mi pare, e si comporta da Inverno, con la maiuscola.

Io lo guardo da lontano.

Ci sono le app del meteo, che disegnano nuvolette grigie con tanti fiocchi di neve quanti ce ne possono stare. Non uno o due, come succede di solito. Non tre, come quando nevica tanto.

Sono sei fiocchi di neve, messi perfino in doppia fila, e la nuvoletta grigia sembra meno grigia, per quanto loro sono bianchi e grossi.

Ci sono le webcam, che le guardi e ti pare di sentire il freddo. Nevica. … ma ancora? non è che si sia magari inceppata, e adesso sembra che nevichi ma invece no? No. Nevica.

Ci sono i post degli amici, che mostrano foto di cumuli bianchi sempre più alti, e di tetti carichi, di sentieri appena accennati sulle strade ancora coperte di tanta neve, di ruspe al lavoro, di frese, di gente che semplicemente spala.

Ci sono i post di quelli che se ne intendono: quelli della Protezione Civile che raccomandano di non attraversare a piedi le piste, che il pericolo valanghe è a 5. Poi quelli degli Studafech, che dicono di monitorare i tetti, che se la neve è troppo alta prima ancora che essere un problema per il peso o per quando cade sotto, è un problema perché può ostruire i camini, imprigionando nelle case il monossido. Io non ci avevo mai pensato, e adesso lo imparo da lontano, con la foto del mio Vicino Preferito che mi manda le foto del tetto, probabilmente perché io possa stare semitranquilla.

E poi ci sono quelli che scrivono gli aggiornamenti sui Passi, e sulle strade, e sulle chiusure, e quelli che raccontano di animali imprigionati nella neve, e dicono che bisogna lasciare che si arrangino, che loro di Inverno e di cose di Natura ne sanno più di noi.

Io sto qua, lontana, e guardo tutto quel bianco, e immagino come sarebbe vederlo proprio da lì.

Vedrei i tetti coprirsi, la coltre di neve crescere e crescere, … gli animali no, a meno che non fossero loro a venire da me.

Sorrido, e sono combattuta.

Da una parte spero che l’Inverno mantenga le distanze: sarò tra i monti tra qualche giorno, magari prima di allora un po’ di neve si scioglierà, e le strade saranno pulite, e i camini staranno tranquilli al loro posto a fare il loro lavoro. Le piste no, quest’anno quelle non saranno a posto ancora per un po’.

Mi ricordo di quando in uno scenario brullissimo sciavano fitti su lingue strette di neve sparata, e mi viene in mente il proverbio del pane e dei denti.

Da una parte spero che tra qualche giorno tutto questo Inverno non sarà così incombente,

e dall’altra ci resterei un po’ male se non lo fosse.

Da qui sembra Un Altro Mondo, e non mi piacerebbe perdermelo proprio del tutto.

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