Dimenticanze

Dovrei esserci abituata. Mi sposto da una casa all’altra da venticinque anni, e tutte le volte lascio indietro qualcosa.

Ho due paia di scarpe uguali, perché sicuramente mi servono in una casa quando io le lascio nell’altra.

Ho in macchina un kit completo di “sto fuori qualche giorno”: biancheria, camicia da notte, un vestito passepartout, spazzolino ……

Ho compilato una lista delle cose che non devo assolutamente dimenticare, e la spunto voce per voce tutte le volte che parto: il telefono, il mac, i caricabatteria, le chiavi, le medicine, ….

Sono organizzata. Ho imparato a esserlo.

O almeno così credevo.

Oggi cercavo la mia borsa verde.

Sono diventata allergica al total black, e volevo davvero la mia borsa colorata.

L’ho cercata ovunque: quella verde e anche quella azzurra (anche se l’azzurro coi capelli rosa non mi convince del tutto).

Qui non c’è.

A casa di papà non posso averla lasciata, perché mi ricordo che l’avevo nei primi giorni della stagione in albergo.

E quindi ….

Lasciata in albergo.

Dimenticata.

L’ho realizzato stanotte, quando mi sono svegliata di soprassalto con la certezza che la mia borsa è nella cassapanca. Che delusione, quando ho realizzato che non stavo dormendo nella stessa casa in cui è la cassapanca!

Mi sono riaddormentata a fatica, e mi sono svegliata molto più tardi, con la consapevolezza che ogni stagione turistica ha il suo filo conduttore.

La prima stagione in montagna è stata quella della sensazione di frullatore. Scoprire dove ero capitata, imparare le cose da fare, gestire gli imprevisti cioè quasi tutto ….

Poi c’è stata la stagione degli animali: branchi di mufloni, e cervi a non finire, e le volpi e i caprioli, e dopo anche i lupi.

La stagione successiva è stata quella senza neve. Neanche un po’ fino a febbraio.

E poi c’è stata la stagione dei ragazzi che salivano in camera passando dalle finestre.

E poi …

E questa, di stagione?

Il covid, certo, ma a quello ci siamo in qualche modo assuefatti.

I colleghi nuovi …. Vabbè ….

I temporali ogni tre per due … le rotture … di cose e non solo di quelle.

Però no, questa è stata la stagione delle dimenticanze.

È un fenomeno strano, quello per cui il filo conduttore non sia così evidente nel suo svolgersi. Lo si riconosce a posteriori.

Per prima cosa mi sono accorta appena arrivata in albergo che per due anni avevo dimenticato la revisione dell’auto aziendale. Due anni. L’abbiamo scampata bella, e dopo avere immaginato scenari pieni di multe e di sequestri, il fatto di avere risolto la faccenda senza troppo danno mi ha in qualche modo autorizzata a pensare che avrei potuto continuare a trovare soluzioni.

Mi sono dimenticata di pagarmi lo stipendio. Si può dire che sia una dimenticanza, o un’espressione più colorita ci starebbe meglio?

Ho dimenticato di organizzare il montaggio del gazebo.

Per fortuna Qualcun Altro ci ha pensato per me.

Ho dimenticato di riaccendere i bollitori della caldaia, e per alcuni giorni qualcuno ha avuto l’acqua fredda (e si è “dimenticato” di dirmelo).

Ho dimenticato di pagare la Siae. Recuperato con € 1,86 di mora. Né morti né feriti.

E poi, tra una dimenticanza e l’altra, tra toppe dell’ultimo minuto e sfuriate con i fornitori (anche per alcuni di loro deve essere stata la stagione delle dimenticanze ….), sono arrivati gli ultimi giorni. E poi si tornava a casa.

L’ho detto tante volte: chiudere l’albergo è una questione faticosa ed eterna. C’è sempre qualcosa che non va come si era preventivato, e qualcos’altro che rimane indietro nonostante tutti abbiano finito il loro lavoro.

Partono.

E restiamo io e questa volta anche Valentina, a sistemare le ultime cose.

Le ultime?

Veloce giro di ispezione.

Dimenticato di ritirare la cesta del pane.

Va bene. È ingombrante ma non pesa mica tanto. Ritirata.

Dimenticato di chiudere le finestre dei bagni.

Va bene. Non so perché le finestre delle camere sono chiuse e quelle dei bagni no, ma … diciamo che sarebbe stato peggio se non fossero state chiuse nemmeno le altre.

Dimenticato di riporre piatti e bicchieri.

Va bene.  Cioè no. Non so dove metterli: vorrà dire che li coprirò soltanto.

Dimenticato di eliminare il pane vecchio.

Va bene. Lancio le pagnotte nel prato, come fossero tanti freesbee. Gli animali saranno contenti, e io sono sicura che domani non ce ne sarà più neanche una.

Dimenticato di chiudere e riporre la culla.

Non va tanto bene. Io non sono capace (sarà sufficiente l’alibi inconfutabile che non avendo figli non ne ho mai usata una?). Soluzione creativa: la lascio aperta in una camera. Fingo di sapere che a Natale avrò una famiglia con un bimbo piccolo.

Dimenticato di fare qualche lavatrice.

Qualche?

NOVE lavatrici di lenzuola e coprimaterassi.

Ho pensato che probabilmente non avrebbero saputo dove stendere …. E poi ho pensato che pensare non serve. Bisogna lavare, e anche stendere.

Nove lavatrici dopo, la lavanderia è piena di panni stesi, compresi quelli che stanno su manici di scopa messi di traverso tra uno stendipanni e l’altro.

Spero di non trovare altro bucato sospeso, perché ho finito anche i manici di scopa, ma se invece ci volesse una decima lavatrice, stenderò nella hall: due sedie per ogni coprimaterasso. Ce ne starebbero …. Nove lavatrici.

Sfinita.

Si va a mangiare qualcosa?

Dimenticato che il Bar di Penia ha il giorno di riposo. Si arriva fin lì e si torna indietro.

Altro?

Mi pare abbastanza.

Si chiude tutto (a parte quello che per ora non si sa di avere dimenticato), e si parte.

Già lungo la strada …

Acc …. Ho dimenticato le scarpe …. Mi toccherà mica comprarne un terzo paio?

E poi, mano a mano che la cortina di fumo mentale si dirada …

La piastra per i capelli, la tovaglia che avevo comprato per quel regalo, lo strudel che avevo pensato di portare a papà, …. E la borsa. Oppure Le.

Sospiro per vedere se un po’ di pazienza può sostituire l’avvilimento.

Sospiro, e mi prometto che la prossima volta resto in albergo ancora una notte, dopo aver chiuso tutto. Mi sa che questo me lo ero già promesso. L’ho dimenticato.

Sospiro per vedere se un po’ di pazienza può sostituire l’avvilimento, ma ho un’idea migliore: domani c’è il mercatino e io andrò a comprarmi una borsina vintage e colorata.

Tanto se mi dimentico di pagarla, qualcuno me lo farà presente.

2 pensieri su “Dimenticanze

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...