Fare e Disfare

Come lo pensate un albergo sulle Dolomiti?

Io prima di arrivarci pensavo legno, colori caldi, cuori, cervi, alberi, piccole chicche proprio montanare. Uno standard di immaginazione collettiva.

Sono arrivata, quasi 5 anni fa, e la realtà era un po’ più scarna dell’immaginazione.

Un tono un po’ dimesso, orpelli generalmente poco in linea con ….

Con cosa avrebbero dovuto essere in linea?

Non ho la risposta, ma di certo non erano in linea con me.

E allora ho passato 8 “fuori stagione” ad arricchire progressivamente di tutti quei dettagli che aiutavano a “fare montagna”. Tronchi, tendine, piattaia di cuoricini, tovaglie, tappeti, …..

Posso perfino dire che ero quasi soddisfatta.

Questo inizio di stagione invece ci spinge indietro.

Da qualche parte il decreto della riapertura dice che bisogna togliere tutte le cose che non sono igienizzabili.

Tappeti, cuscini, orpelli ….. fai e disfa … e progressivamente l’albergo torna a sembrare un po’ una clinica. Asettico. Pulito come ne ho visti pochi, ma bianco e asettico.

Sensazione di avere lavorato per niente.

Voglia di mettersi le mani in tasca e aspettare “che passi”.

Solo l’innato senso del dovere lo impedisce.

Abbiamo un nuovo portapiatti. Sempre il solito decreto dice che non possiamo allestire buffet, e che tutto va servito. Ma i cibi che si impiattano in anticipo, dove li mettiamo?

Un’infinita distesa di piattini di dessert, e di contorni, e di taglieri di salumi, e di quelli di formaggi … dove li mettiamo?

Esistono i portapiatti.

Una specie di parcheggio a più livelli, con tanti anelli disposti in colonna e tutto intorno a una piantana centrale. Grande idea. In un metro quadrato ci stanno 96 piatti pronti.

Lo compriamo.

Era prevedibile, vero, che arrivasse smontato?

Uno scatolone lungo e stretto, pieno di ferri curvi, e di barre con le ruote, e di viti e rondelle.

Lo guardo con un misto di terrore e meraviglia. Forse faccio prima a stendere tutti i piatti qui: uno strato nello scatolone e uno sullo scatolone.

Ma sia mai: non ci si arrende senza combattere.

C’è anche un foglietto di istruzioni … sembra facile.

Il mio collega mi aiuta.

Tieni questo, qui in piedi.

No, stendiamo tutto per terra.

Ma no, se fosse per terra, allora il foglietto delle istruzioni sarebbe in orizzontale (? eh?)

Aspetta.

Infiliamo queste due viti.

La struttura sembra la torre di Pisa. Non possiamo usarla per pietanze liquide.

Montiamo alcuni dei supporti curvi. Uno sfacelo.

Riproviamo dall’altra parte.

Idea: cacciamo questo foglietto nella pattumiera, e poi ne parliamo!

Disfare tutto.

Ricominciamo a naso, con tutti i pezzi sparsi sul pavimento.

E a forza di “questo non può andare che qui”, e con l’aiuto di una brugola col braccio lungo che il solito provvidenziale vicino mi ha prestata, dopo un po’ di fa e disfa …. Eccolo. Il portapiatti è in piedi, in perfetto equilibrio, e con i suoi 96 tondini pronti ad accogliere altrettanti piatti.

Ce l’abbiamo fatta.

Oggi ci voleva una spinta di energia!

E allora, dai! Cambiamo il copripiumino.

Questa volta ci riesco di certo.

Sfila il vecchio, arrotola il nuovo, cerca gli angoli del piumino …..

Tiro, sbatto, riavvolgo …. E tra un po’ resto incastrata dentro al piumino. Non può essere.

Rifacciamo.

Togli tutto, e procedi con metodo scientifico.

Infili le braccia nella fodera. Con le mani afferri gli angoli del piumino, e poi sbattacchiando un po’ … lo giri, e ci sei!

Ci sei?

In dialetto veneto si direbbe “intorcolà”.

Non è un bel risultato.

Mi viene da piangere.

Ad una certa età capita anche per un piumino malmesso.

O forse capita per il piumino, subito dopo a un portapiatti che sembra la torre Eiffel montata a mano, e dopo tutta una sequela di cava e metti degna solo di Penelope.

Forse devo arrendermi.

Tiro e rigiro il piumino per un quarto d’ora, fin che scopro che l’ho infilato al contrario: il lato lungo al posto del corto.

Disfiamo.

Riprovo, un po’ piangiucchiando e un po’ autorimproverandomi per l’inutile e inopportuno piangiucchiamento, e dopo un altro buon quarto d’ora … finalmente ci sono. Sembra accettabile.

Adesso basta.

Basta perché qualunque cosa io faccia oggi è destinata ad essere disfata e rifatta millemila volte.

Aspetto domani, così passerà innocuo tutto il tempo delle volte sbagliate.

Domani si fa, e non si disfa niente.

Per adesso vado a dormire, se capisco da che parte infilarmi nel letto, con sto piumino ……..

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