Hugo (faccenda lunga, così non tutti leggono!)

Ma che bella idea, Hugo!

Sono uscita per uno di quegli aperitivi di saluto nei quali quattro anni fa non avrei nemmeno osato sperare. Un aperitivo con una persona simpatica, quattro simpatiche chiacchiere, Hugo, e poi con calma verso “casa”.

Non si paga neanche il parcheggio, dopo il 15 settembre, e allora ho lasciato la macchina proprio qui vicino.

Chiacchiere ancora, e poi, salendo in macchina … eccolo lì.

Se ne sta sulla panchina, da solo. Gonfio come un otre e scuro quel che basta perché con il buio si possa non notarlo: qualcuno ha dimenticato il suo portafogli sulla panchina.

Scavalco l’aiola.

Eccolo qua.

Pelle unticcia … gonfio gonfio. Chissà.

Mi guardo in giro, e non c’è nessuno.

Ci si pensa? Certo che ci si pensa: meglio lasciarlo qui, o prenderlo e cercare di farlo riavere a …. Aspetta … pieno di documenti unticci … e olezza anche di olio fritto e stantio.

Nirat e qualcosa. Bengalese.

Carta di identità bengalese, tesserino di non so cosa che dice che in Bangladesh Nirat è un manager, carte di credito, tessere bancomat, permesso di soggiorno, tessera sanitaria …. Qualunque cosa.

Secondo me Nirat senza questo portafogli non sa nemmeno chi è.

Ottimo.

Tergiversiamo, io e Hugo, per vedere se Nirat torna indietro. Niente.

Chiamo il numero unico per le emergenze. Bella idea.

“Buongiorno!”

Bell’esordio, verso le 21:00.

Facciamola breve: ho trovato un portafogli, e so esattamente di chi è, ma non c’è un numero di telefono, a meno che non sia scritto in questo foglietto spiegazzato, con tutti questi caratteri …. Cos’è? Tamil?

Quasi quasi mando una foto a mia cognata, che conosce il bangla ….

Ma no, dai. Non secchiamola.

Il numero unico per le emergenze mi dice che questa non è un’emergenza: devo tenere con me quello che ho rinvenuto, e recapitarlo l’indomani alla locale stazione di pubblica sicurezza ove il lì presente personale provvederà a riceverlo e a restituirmi in cambio opportuno verbale debitamente compilato. La stazione di Canazei (e i treni non c’entrano) apre alle ore otto e trenta.

… ce la posso fare.

Con l’olezzoso fardello nella borsa, vado a casa.

 

Indomani.

Dai: alle nove devo vedere un’amica. Hugo di mattina no.

Colazione rapida e rapidamente mi reco alla locale stazione.

8:15. Orca … sono in anticipo!

Scendo e respiro. Un lusso, di questi tempi.

Giro l’occhio e …. La locale stazione apre alle ore 10:00.

Devo informare il numero unico delle emergenze, che a fine stagione la locale stazione fa orario ridotto ….

(intanto la cognata debitamente seccata mi informa che il bigliettino spiegazzato è una ricetta: pasta alla qualcosa. ecco: Niral fa il cuoco con le ricette in tasca, e usa olio stantio!)

Ok. Fa niente. Per Hugo è troppo presto, ma posso tornare più tardi.

IDEA! Vado dalla polizia locale!

da non credere: anche loro ancora non hanno aperto.

Me lo conferma un Vigile della Polizia Locale che … no, è troppo presto per andare in ufficio, torni più tardi e le farò …..

Certo, certo, un opportuno verbale, lo so!

Hugo …. Dove sei?!

 

Ore 10:00. Sarebbe da tornare in stazione, ma il Signore del Gasolio ha detto che sta arrivando. Aspettiamo.

Ore 11:00 vado.

La vicina mi avverte che ieri si è schiantato un altro parapendista,

e tutti quelli che mi svolazzano sopra la testa mi sembrano al contempo coraggiosi e scriteriati.

Lo farei? … ma anche no, credo!

 

CLANGH!

Il cancello si apre, e io mi ricordo all’improvviso che questo rumore a Bologna di solito segue il “Dammi il Tiro”.

CLANGH!

 

Ma cos’è sto posto?

La locale stazione dei Carabinieri sta alle stazioni cui sono in qualche modo abituata, come una casa di vacanze al mare, vuota, sta alla casa della mia Amica Manu quando ci si trovano le fiozze e i loro amici.

Mi siedo su una seggiolina, mentre compila rapidamente il mio opportuno verbale un solerte personaggio (come si chiamano quelli che sulle mostrine blu e un po’ stinte hanno solo una strisciolina rossa?)

Questione di un quarto d’ora, se escludiamo il fatto che è da ieri sera che penso al povero  Nirat e …. A Hugo.

 

Si rientra.

Pranzo veloce e finto, solo per sentirsi a posto.

Che ora sarà, quella giusta per Hugo?

Mi ciondola un po’ la testa.

Valigie, ascensore, pulire il pavimento, chiudere le ultime porte, ricordarsi il burro più buono del mondo.

Me l’ha dato la mia amica stamattina: il burro delle sue mucche è veramente uno spettacolo mondiale. L’ho lasciato in frigorifero, e non voglio certo dimenticarmelo.

la testa mi ciondola davvero.

Colpa di Hugo, oppure …. ACC …. dimenticata la pastiglina della pressione (eh, a una certa età può capitare!). Hugo scagionato, questo è ciò che conta!

Scendo per il burro. Dato che ci sono, abbasso la temperatura dell’acqua della caldaia, e …?

DISPLAY SPENTO!

 

AAAARGH!

Non si piò lasciare la caldaia così: non so che temperatura segna … magari ho impostato il riscaldamento a manetta ….

Forse un po’ piango.

Vorrei un Hugo.

 

Chiamare l’idraulico. Che gioia! Oggi ha risposto subito, e ha anche detto che vengono tra …..

Nel primo pomeriggio, che ore sarebbero?

E io quando parto?

Breve appello: resta solo da lavare il pavimento e da portare giù le ultime cose.

Poi basta caricare, ma esperienza pluriennale fa sì che in quello io sia bravissima.

Aspettiamo.

….

Hugo …. Arrivo!

l’idraulico ha finito. Nel frattempo ho risolto anche un paio di altre faccenduole dell’ultimo minuto, e …

“Sai Anna che l’autostrada è interrotta? Stanno rifacendo l’asfalto dove ieri si è incendiato il camion …. Però non c’è problema: puoi usare la viabilità ordinaria!”

Sai cosa?

Ho aspettato tutta la giornata: la locale stazione, l’uomo del gasolio, l’idraulico, Hugo ….

La viabilità ordinaria può anche aspettare.

 

È ora di Hugo. Parto domani.

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