Alghero

alghero-2499913_1280“Anna, non trovo più il batticarne!”

Cosa potrebbe esserci di più concreto?

E invece io riesco lo stesso a pensare che per qualche miracoloso intervento lo chef non abbia più voglia di infamare chicchessìa.

E invece …. “NON LO TROVO!”

Tono perentorio e sostenuto …. Aiuto!

Salgo di corsa nei privati appartamenti: dovrei averne uno ….

Salgo, entro, mi chiudo la porta alle spalle, noto il supercaos tipico di quando nel periodo di ferragosto non si può far altro che badare al lavoro e a dormire. L’ordine è una priorità di “domani”.

Cerco quel coso che ero sicura di avere messo … qui. No.

Lo avevo messo nel cassetto, vero?

No.

E allora era ….. ah! Ecco gli occhiali che non trovavo più. Accidenti … ero convinta di averli persi in giro ….

E qui? ECCO! Ho trovato anche la medicina contro il mal di testa! Bene! La cercavo da giorni, e … adesso il mal di testa mi è anche passato …. Efficace, sta cosa ….

E il batticarne?

Ma siamo sicuri che diceva davvero davvero che lo aveva perso?

Mi stupisco quando mi richiama per dirmi che l’ha trovato. Sento il sorriso nella telefonata, e dopo poco l’eco di colpi forti e il fischiettare di chi finalmente può battere la carne concretamente.

Battere e fischiettare.

Battere e fischiettare.

Chissà a cosa pensavo ….

Scendiamo, dai.

cioè …

la porta non si apre più.

Roba da non credere.

Provo a tirare, a spingere, a forzare la chiave … niente.

Mannaggia …. La finestra dà sulla tettoia, e di lì … no, eh?

E se esco dall’altro corridoio? Grande idea!

Grandicella, almeno. In crescita, dai.

Porta chiusa: lo chef che ha la camera sullo stesso corridoio ha chiuso la porta a chiave. Acc ….

È vero che in 4 anni sarebbe la prima volta che mi serve, ma ….

“senti, tra un Battere e un Fischiare, potresti venire ad aprire la porta, per favore?”

Sento l’onda delle imprecazioni mentre sale le scale, e poi “ecco, ti ho salvato la vita! Guarda che nella hall c’è una persona che ti aspetta”.

Faccio il giro da fuori, e riprovo. Da fuori la chiave gira. Prima chiudo, e poi riapro. Eccofatto. Adesso non avrò più bisogno di qualcuno che mi liberi. Mai più.

Eccofatto.

Scendo di corsa, tanto quanto può correre l’ascensore in cui mi sono infilata quasi in tuffo.

E ….

Vàrdalo lì: sulla sessantina, sandali di pelle, calzini bianchi fino a metà polpaccio, bermuda blu con la piega, camicia a quadretti bianchi e blu, pullover rosso di lana. Tracolla a bandoliera. Spessi occhiali tondi, occhietti curiosi.

Lo osservo solo un istante, prima che lui si accorga che sono qui.

Allunga il passo con la mano tesa in avanti e viene a salutarmi.

Ha uno strano difetto di pronuncia. Una specie di piccolo fischio al posto della S e di un’altra mezza dozzina di consonanti. Capisco a fatica. Credo ci vorrebbe un certo allenamento.

Tra un fischio e l’altro, tutto d’un fiato, chiede “Si ricorda di me?”

Ehm …. Questi tranelli non mi fanno affatto felice.

No. Non mi ricordo, ma come glielo dico, che non ho idea di chi sia?

Dopo un’altra quantità di fischietti mi dice “Si ricorda di me? Sono stato qui nel 1976!”

Fiiiiiiiiiiiiiuh!

Adesso fischio io!

No. Non mi ricordo.

Mi dà una pacca sulla spalla e ride fischiando.

“eh, sono cambiato un po’!”

 

Battere e fischiare.

 

Stasera i vicini di casa danno una festa, e mai colonna sonora fu più appropriata:

“Voglio andare ad Algheerooo

in compagnia di uno stranieero

…..”

 

 

 

 

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