Acciacchi e dintorni

L’ultima volta che ho avuto l’influenza facevo la terza media.

Me lo ricordo perché da allora ho maturato la consapevolezza che l’influenza sia lunga esattamente come i Promessi Sposi. Li ho letti tra un termometro e l’altro, in poco meno di una settimana.

Dopo non mi sono ammalata più, se non consideriamo la volta in cui mi hanno tolto la cistifellea per quello che a me sembrava solo un malino di tanto in tanto. Dopo l’operazione mi hanno chiesto da quanto tempo avessi quelle terribili coliche. Mai avute, ma non ci credeva nessuno.

Poi basta. Godo, grazie a Dio, di una salute di ferro. E meno male, perché qui tra i monti organizzarsi con le questioni mediche e sanitarie è sempre un po’ un pasticcio.

 

La guardia medica l’abbiamo chiamata di notte tre volte.

Un signore anzianissimo con la pressione alle stelle, al quale il medico ha somministrato non so cosa per tenere a bada la situazione fino a quando non fosse spuntato il sole. E poi è partito in fretta e furia perché 1550 metri per lui erano troppi. Non l’ho più visto: spero si riposi al fresco di qualche paese più in giù nella valle.

Poi c’è stata una signora che aveva preso un farmaco da automedicazione al quale era evidentemente allergica: la lingua le si è ingrossata moltissimo, aveva la tachicardia, e sudava freddo. Credo fosse più per l’agitazione che le trasmetteva il marito, che per altro. Abbiamo chiamato il dottorino della guardia medica, e prima ancora che lui arrivasse, la situazione è rientrata. Tutto sotto controllo grazie a due camomille: una sul comodino della signora, e una trangugiata in fretta dal consorte. A volte ci vuole poco.

L’ultima volta è stato per un bimbo piccolo, con una tosse più grande di lui. La visita notturna non è stata nemmeno necessaria: il dottore ha dato indicazioni alla mamma, che ha gestito il bimbo fino a mezza mattina, e poi lo ha accompagnato in ambulatorio. Bronchite, e via. Tanto la vacanza era conclusa comunque.

 

La scorsa notte sono stata sul punto di chiamare la guardia medica per me.

Addirittura!

Mi veniva da ridere solo all’idea: chiamo la guardia medica perché ho un mal di schiena atroce, che mi blocca a letto, ma per farmi visitare devo alzarmi dal letto e scendere ad aprire. Non è intelligente. Sto a letto e basta.

Sto a letto e stabilisco tra riflessioni e analogie, che potrebbe trattarsi di un calcolo renale.

Vabbè, se è quello, il medico non mi fa proprio niente.

Mi arrangio. Ho qualche medicamento che può fare il caso e sicuramente sarà sufficiente.

Certo che non ci si accorge di quanto si stia bene, fino a quando non si sta un po’ meno bene.

Aspetto, rifletto, ipotizzo e poi …

 

Abbiamo avuto sette gruppi di turisti Cechi. Sette gruppi di una cinquantina di persone ciascuno. In tutti i gruppi qualcuno ha subito un incidente sulle piste.

Distorsioni alle ginocchia, spalle lussate, braccia rotte, clavicole spezzate, costole incrinate …..

Loro hanno un’assicurazione di viaggio per la quale il giorno successivo all’infortunio un’ambulanza parte dalla Repubblica Ceca e viene a prendere il ferito.

E via! I Cechi rotti vanno a casa comodi comodi sulla loro ambulanza, a spese di una assicurazione che rifonderà loro anche le spese sostenute in loco per la diagnosi e il primo soccorso.

C’è di che riflettere.

 

Effettivamente se le mie automedicazioni non funzionassero …

Mi ci vorrebbero mezzo stipendio e una mezza settimana di tempo, per cavare il ragno dal buco.

Non me lo posso permettere, soprattutto per via della mezza settimana.

Stamattina ho fatto come i Cechi: mi sono rivolta alla patria sanità:

 

“Allora, sento male qui e qua, e mi sento anche così e cosà. Ho preso questo e quello, e qualche volta anche l’altro. Credo di poter tranquillamente reggere un paio di settimane. Che ne dici, Papà?”

5 pensieri su “Acciacchi e dintorni

  1. E poi c’è sempre quello che ti chiede “come va il mal di schiena?”, Cosicché, se rispondi “bene”, l’altro non sa se sei effettivamente migliorato o se quello che sta bene

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