Le arance

Te lo ricordi, Sam, quando stavo nell’ufficio di Vicenza, e ti parlavo delle arance?

Sei entrata per chissà quale ennesimo grattacapo, ma hai perfettamente centrato il momento magico dell’arancia, durante il quale io sono notoriamente imperturbabile.

Le arance sono l’essenza della perfezione, sono sicura di avertelo detto.

Le sbucci, e sono spicchi fatti di una membrana che contiene … gocce!

Togli delicatamente la membrana, e le gocce non si separano, né si mescolano, né sono solo succo. Sono gocce allungate fatte di una sottilissima pellicola che racchiude succo vero.

E questa pellicola non si toglie, non a mani nude, ma se la schiacci si smaterializza, e resta solo il succo.

Le arance sono una meraviglia da guardare, prima ancora che il sapore sublime di gocce racchiuse in un niente che le tiene insieme.

Te l’ho raccontato, ed è una cosa cui penso tutte le volte che posso assaporare il tempo di una buona arancia e un po’ di quiete.

Le arance mi piacciono molto.

Ci pensavo ieri, quando ho finito l’ennesima cassa che mi ero regalata: le arance mi piacciono moltissimo.

Ieri ho pensato che dovrei comprarne un’altra cassa, ma forse no.

Forse non ne dovrei comprare perché non è più inverno, e le arance sanno di giornate corte, di coperte sulle ginocchia, di thé che fuma nelle tazze. Da qualche anno le arance sanno anche di neve, di distese bianche e panni pesanti.

Tutte cose che hanno fatto il loro tempo: La neve si sta sciogliendo, le giornate si allungano, le luci di natale sono spente da un po’, gli animali sono tornati sui prati sia pur bruciacchiati dal gelo, gli sciatori cascano più spesso che mai a causa delle piste in parte ghiacciate e in parte … in pappa.

L’inverno è finito. Non è più ora di arance.

La stagione volge al termine più in fretta del previsto, e con la coda dell’occhio già si guarda alle operazioni di chiusura.

Non è più ora di arance.

Gli ultimi ospiti dovrebbero saperlo: quando si scioglie la neve, si scioglie poco a poco anche la pazienza.

E non puoi chiedermi, al barino di un alberghino, beveraggi sofisticati e preziosi miscugli altolocati. Vuoi una grappa? Ne ho dieci. Vuoi un nonsoneanchecomesiscrive? Facile che non ce l’ho.

Ti ostini a chiedermelo?

E a chiedermi in alternativa quegli imbevibili beveroni che non somigliano al caffè neanche se li mettiamo nella stessa tazzina?

E ti ostini a chiedermeli in tedesco, o in ceco, o in russo, o in swahili pur essendo chiaro che parli l’inglese almeno quanto basta per chiedere one coffe?

E allora, sai cosa? Se insisti così sarà dimostrato che le arance non passano mai di moda, e non sono mai fuori stagione.

Tu insisti, dai, parlami ancora in dialetto del botswana, anche se io ti parlo in elegantissimo inglese britannico, rispondimi in celtico, e vedrai che a qualcuno toccherà di portarmele, le arance!

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