dieci ore

Ero scesa prestissimo, per organizzare 60 partenze e altrettanti arrivi.

Scesa prestissimo, apro anche il bar, che sono sicura che mi servirà subitissimo, poi mi giro e quasi mi prende un accidente!

Sta lì, alto, secco, con un pigiamino blu, i capelli arruffati, una faccia ebete. Dice qualcosa che ovviamente non capisco. Stavolta è peggio del solito. Non capisco proprio niente. Sorride, e mi accorgo che non ha la dentiera. Biascica in ceco: sfiderei chiunque.

Provo con il traduttore del telefono, ma lui non capisce neanche che deve guardarlo. E mi fa cenno che no, non gli serve. Si sbraccia, sventola le mani in alto e poi mi indica un interruttore. Non ti funziona la luce?

No!

Altro breve biascicamento.

Vuoi una lampadina nuova?

No.

Altro sbracciamento. Lo guardo perplessa, poi si ferma: allarga le braccia come per dire che non sa cosa fare, e resta lì così. Braccia allargate, ginocchia un po’ piegate, sguardo fisso, una traccia di bava all’angolo della bocca.

Forse devo chiamare un’ambulanza.

O i Carabinieri (che non fanno mai male).

Forse i pompieri sono più vicini.

Sono le sei e dieci, e questo mi sta tra i piedi da non so quanto. Gli scrivo il numero della camera del suo capogruppo, lui accartoccia il foglio e poi scrive il numero della sua, di camera. Ci dovrebbe essere sua moglie. Forse se glielo porto indietro risolvo l’enigma (o come minimo lo scarico a qualcun altro!)

Dai, andiamo.

Sembra soddisfatto.

Cammino rapida davanti a lui, che si sorprende quando mi fermo di fronte alla sua camera. Forse mi aveva già considerata un caso disperato.

Apre la porta, e quello che vedo è il buio.

E lui?

Si sbraccia, indica il lampadario spento, e sventola in alto le braccia. Conveniamo che è buio.

La moglie è sveglia, seduta sul letto.

Che si fa?

Accendo la luce. Con l’interruttore. Normale.

Si guardano perplessi, poi ridono. Ridono tantissimo!

Ho un sacco di roba da fare, loro ridono e io non ho tempo da perdere.

Sono le sei e un quarto, e non capisco. Vedo solo in un angolo una superba catasta di lattine di birra vuote, e qualche bottiglia di vino.

Mi giro per andarmene e la signora mi rincorre per dirmi che ieri sera, ultima serata di vacanza, hanno festeggiato, e poi il marito ha scambiato il pulsante di alimentazione generale per l’interruttore e sono rimasti al buio …..

Due ebeti. Peggio: due ebeti ubriachi.

Cominciamo male, proprio oggi che ….

Quando si incrociano quattro gruppi di Cechi, è un affar serio!

Tra quelli che partono e quelli che arrivano, ci sono, per esempio, centoquaranta paia di sci, duecentottanta scarponi, quattrocentoventi valigie, ….

Allora: a un gruppo bisogna dare le chiavi delle camere e anche delle ski box. Prima però bisogna chiedere a un altro gruppo di restituirle (e qualcuno ha festeggiato e non capirà né cosa deve fare né che ore sono ….), e poi non si trovavano gli autisti, che sono nascosti chissà dove a dormire dopo aver lasciato il pullman parcheggiato in una posizione a dir poco criminale. E qualcuno deve ancora pagare, e qualcun altro vuole la milionesima birra, e poi io non trovo più mio marito, e poi avevo lasciato qui i miei occhiali, e forse sul pullman c’è ancora la mia borsa, e io non voglio la camera doppia, e dalla mia finestra si vede solo neve, e …..

Farli uscire dalle camere.

Far distribuire gli skipass.

Cacciarli tutti in branco verso le piste.

Risistemare un po’ l’ambiente nonostante le millemila valigie.

Organizzare le chiavi per le camere e i tavoli per la cena,

e nel frattempo, birra a quelli che partono, birra a quelli che arrivano, birra a quelli che nel frattempo l’hanno finita, birra a quelli che tanto una birra sta sempre bene.

Birre a tutta birra fino a quando qualcuno parte, qualcuno saluta, qualcuno va a cenare, qualcuno si addormenta.

Io, per esempio.

Mi sono addormentata alle nove.

N O V E.

E ho dormito dritto dritto fino alla sveglia delle sette, che è la sveglia di emergenza: quella normale, delle 6:45 non l’ho sentita.

Avrei voluto restare a letto, oggi. E invece mi sono alzata e sono scesa neanche troppo in ritardo.

Ho sbrogliato un paio di beghe, e poi sono uscita. Mi ci voleva una boccata di aria, ho pensato. Sono uscita e subito sono scivolata sul ghiaccio che si era formato sotto la grondaia proprio davanti alla porta d’ingresso.

Non è mica possibile! Lo togli e si riforma e lo ritogli e si righiaccia: un continuo tira e molla. Il sale, il brecciolino, il rompighiaccio …. fa caldo, e allora si scioglie e gocciola. Anzi no, fa freddo, e allora le gocce per terra si ghiacciano, una sopra l’altra, e poi la lastra si allarga, e poi si scivola.

Mi sono fatta un po’ male, ma non è una cosa tanto grave, però se capitasse a uno di questi qua, sono sicura che troverebbe il modo di rivalersi sulla sua assicurazione, e io dovrei dimostrare che …

allora … prima di tutto cartelli dappertutto: Mind the ice, Attenti al Ghiaccio, Pavimento scivoloso e via discorrendo.

E se uno invece per esempio sapesse leggere solo in Ceco (cosa al momento tutt’altro che improbabile)? Allora cerchiamo anche di evitare che debba leggere, e togliamo la neve dalla tettoia, da dove gocciolando genera questa temibilissima lastra.

Ottimo. Prendo la pala, mi allungo solo un pochino, un colpo secco e…. fffffloshhhhhhh una amplissima falda di neve strabiliantemente ancora soffice e leggera mi casca giusto in testa. Proprio a me, proprio in testa, e proprio oggi che sono uscita col maglioncino scollato ….

Non credo di essere sembrata felice, nel caso in cui qualcuno mi abbia vista. Né felice né furba, a dire il vero. E neanche elegante e leggiadra mentre cercavo di scuotermi la slavina di dosso.

Il mio collega, apparentemente l’unico testimone, ridacchia senza dare troppo nell’occhio, e mi dice “Direttore, ci penso io, molla quella pala, che ti fai male.”

È lo stesso che aveva assistito all’episodio in cui genialmente mi sono perforata un dito con  le forbici. Credo di non avere più alcuna chance di risollevare la mia reputazione ai suoi occhi. Tonta senza speranza.

Abbandono il campo: è meglio.

Ieri è stata una giornata lunga, e io ho dormito solo dieci ore e mezza.

Può essere un buon alibi, no?

4 pensieri su “dieci ore

  1. My God Anna è durissima quest’anno o sei tu che sei arrivata ? O i cechi sono fatti al 90% di birra e tu non puoi cambiare nazionalità degli ospiti ?
    Speriamo arrivi presto aprile !

    "Mi piace"

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