Furia Ceca

AAARGH!

NOOOOOOOOO!

NONVABENEEEEEE!

Come faranno i Cechi a gridare il loro disappunto se si ostinano ad ignorare le vocali?

 

È sbarcato l’ennesimo gruppone, qualche sera fa.

Per lo più gente di mezza età, anche se probabilmente il fatto di avere abbondantemente superato i 50, mi fa spostare la soglia della mezza età sempre almeno una quindicina d’anni avanti a me.

Comunque non è un gruppo di giovinotti, diciamo.

Questi non sono di quelli che escono la sera a ubriacarsi, e non sono nemmeno di quelli che scendono con lo snowboard come se ne andasse delle sorti dell’umanità.

Non sono quelli con le orecchiette da coniglio attaccate al casco, e nemmeno quelli che tra ragazzi e ragazze e guide e guidi non si sa bene in che camera dormano.

Certo, ce n’è qualcuno: una ragazza che scende a cena vestita e truccata di tutto punto, ma poi si adegua alla massa indossando ciabatte rosa da piscina.

Un ragazzo finto alterativo che indossa la stessa tuta da quando è sceso dall’autobus. Tuta e calzettoni. Niente scarpe. Credo che i calzettoni siano quelli con i quali va a sciare. Me lo suggerisce il naso.

A parte questo sparuto drappello di fenomeni, comunque, il gruppo è di nonni arzilli, di pensionati ai quali rode di non essere vent’anni più giovani, di signore del circolo della tombola, che tra un po’ hanno la tuta da sci fatta a crochet.

E per lo più si tratta di recidivi.

Sono già stati qui almeno due volte. E alla terza so già cosa mi diranno entrando:

Sono contenta di essere tornata, sono felice! Però non voglio la camera all’ultimo piano, dietro la cappella!

Questa me l’aspettavo, così come quella che io voglio un tavolino separato, e se non c’è non mangio.

Te li dimentichi, quando partono, ma ti basta rivederne l’ombra all’orizzonte, e ti riemergono ricordi e guai. Se li portano dietro proprio come un’ombra.

Ce ne sono anche di nuovi, però, e stavolta sta a loro sbraitare.

C’è una signora che sta in piedi rigida come di ghiaccio.

Le si vedono i fumi della rabbia dalle orecchie.

Consonantizza per un quarto d’ora con la guida, che esaurite tutte le sue consonanti mi dice che alla signora è stata assegnata una camera tripla, mentre lei aveva chiesto una singola.

E invece no. Deve stare in una tripla, e anche dividerla con una focosa coppietta. questo scrivono le indicazioni della sua agenzia.

È furente.

La soluzione sarebbe che io avessi una camera libera, ma oggi non se ne parla nemmeno.

Scuoto la testa un po’ sconsolata, e la signora entra in ufficio come una furia. E grida consonanti a più non posso. Mi stupisce la sua elasticità gutturale di fronte a un mio semplice e innocuo cenno del capo.

Grida e ha gli occhi rossi.

La guida mi traduce tra un GRRRR e un altro: lei ha pagato la singola e vuole una singola.

Le facciamo vedere i documenti dell’agenzia: non abbiamo sbagliato noi!

Vuole parlare con il titolare dell’agenzia.

….. ommamma … penserà mica che imprecando in ceco con qualcuno che sta a Praga, la camera si materializzi … vero?

Nel caos vedo una manina che mi fa cenno di avvicinarmi.

Esco dall’ufficio e una ragazzetta bionda mi dice che lei aveva chiesto una camera con il suo fidanzato, ma le è stato detto che avranno due singole.

Anche se è una camera piccola, non possiamo mettere un altro letto in una delle due, così stiamo insieme?

Oggesù … a che devo questo miracolo?

Strattono la guida per un braccio, e lo strappo dalle grinfie dell’arpia.

Ne esce un po’ frastornato, ma abbastanza in sé da capire che la ragazzetta ci ha offerto la soluzione. Si può fare. Uno dei due innamorati in realtà aveva assegnata una doppia ad uso singola: loro si trasferiscono, e alla iena gridens rimane la sua singola.

Tutti in camera.

Restiamo solo io e la guida, spossati.

Non è un buon inizio!

Però ce l’abbiamo fatta.

pare

scusi, noi siamo in tre, ma abbiamo due letti.

CZZ!

E a ruota

La Signora che oggi pomeriggio si è rotta la gamba, non va a casa in pullman. Resta qui due notti ancora.

CZZ! CZZ! … dove? Sul divano? O in camera con la coppia che si è appena disfata della iena?

La guida ha gli occhi spioventi.

In automatico chiamo la vicina:

Ti prego: dimmi che hai una singola: ti portiamo in braccio una signora che non potrà starti tra i piedi. Starà a letto per due giorni, e poi l’ambulanza di Praga se la porterà via. non te ne accorgerai nemmeno, se non al momento di incassare.

Dimmi di sì.

Per fortuna posso contare sugli Amici di qui,

oltre che sui fidanzati che vogliono una camera insieme,

oltre che su nervi saldi e creatività da problem solver honoris causa.

….

E mentre andiamo a sistemare il terzo letto del nonnetto (che era già pronto, salvo che aveva il cuscino nell’armadio), mi chiedo se non potrei lasciare il mio letto alla signora azzoppata, e andarmene due giorni dalla vicina.

… che tentazione!

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