Tre anni senza unghie laccate

Tre anni fa ho cambiato lavoro.

Era ieri, il giorno dell’anniversario.

Gli anniversari sono una cosa importante: vanno celebrati perché celebrano, e la giornata di ieri non è stata da meno.

Mi ha ricordato com’è gestire famiglie che non sanno gestire i figli,

e mi ha ricordato com’è combattere con cose che non funzionano, senza poter intervenire per farle funzionare, né materialmente né ….

No, invece. Mi ha ricordato che in maniera non materiale si può intervenire sempre. Creativamente, fantasiosamente, sorridendo (a volte ridendo proprio a pieni polmoni), inventando soluzioni che nemmeno …..

Ieri sono arrivati un sacco di ospiti. Sono arrivati quelli del Capodanno, con il loro carico di pretese, di aspettative, di desiderio di sentirsi speciali e unici e invidiabili.

Sono arrivati tardi, perché ieri era il giorno in cui tutti i Capodannati si mettono in viaggio e finiscono con lo starci per almeno il doppio del tempo previsto.

Arrivano e

“Mi dia subito la chiave della camera che devo andare in bagno!”

“i bambini stasera vogliono patatine fritte, ce le fate le patatine fritte, vero?”

“ho invitato anche due o tre amici, che ceneranno con noi stasera e domani.”

“massì, lasciamoli correre e gridare, sti bambini, che sono stanchi per il viaggio!”

“usciamo per la fiaccolata? È alle nove. Beh, potremmo prima andare e poi tornare per la cena, no?”

No.

Per la cena si arriva entro le 8:00. Te l’ho scritto e lo sapevi.

No.

I bambini non urlano e non corrono nella hall: c’è anche altra gente che (per fortuna) non gradirebbe.

No.

Non abbiamo posto a cena per gli amici tuoi a caso. Siamo pieni.

siamo pieni.

Siamo proprio pieni.

Pienissimi.

in senso lettera le non ci sarebbe posto neanche per un uccellino, e in senso figurato …. pienissimi lo stesso:

Si è rotta prima la caldaia: un ugello, una pompa, un interruttore, un …..

Poi è stata la volta del differenziale delle attrezzature del bar, e poi si è rotto il frigorifero, e poi anche la piastra da grigliate, e poi la porta che si apre con il codice, e anche ….

Si è rotto un sacco di robe. Ma fin che sono cose e non persone … reggiamo.

Ieri invece abbiamo messo in scena la saga della cena.

Ho prenotato ma non vengo,

Vengo ma non ho prenotato,

Sono ammalato e quindi vomito su tutta la scala,

Sono ammalato e quindi …

“poverino” (la collega buona) “ come fa a mangiare fuori, se è ammalato? Gli propongo di cenare in camera?

Cenare in camera? Non l’abbiamo mai fatto, ma stasera al ristorante davvero non c’è posto neanche per un pulcino …

Il collega che si occupa della sala ha provveduto già ieri alla moltiplicazione dei tavoli e delle sedie (mi ha detto che si sta allenando a trasformare l’acqua in vino, che sarebbe già un bel risparmio!), non c’è più posto nanche per ….

Dai, prepariamo sta cena in camera.

Scende, e ritorna con un vassoio ricolmo.

La minestra per il malato, ma anche una cena in piena regola per la fidanzata che lo assiste paziente.

Andiamo. Una porta il vassoione e l’altra apre le mille porte.

Bussiamo.

Ribussiamo.

BUSSIAMO.

…. Niente.

Lasciamo il vassoio su una sedia davanti alla porta e torniamo in ufficio.

Voglio chiamarli al telefono e vedere cosa mi dicono!

Mentre la collega chiama, butto un occhio al planning.

…. Sbagliato piano!

Abbiamo portato la cena (e bussato con insistenza) alla 002, e il malato in attesa di beni di conforto è alla 102!

Mi viene da ridere. Ci viene da ridere a tutte e due, mentre corriamo ad evitare che quelli della 002 si mangino la cena che abbiamo generosamente lasciato davanti alla porta ….

Ma te pare?

Vabbè … recuperiamo. Ce la possiamo fare.

Sembra tutto risolto, e invece ….

“ho preso freddo, ho vomitato sulla scala ….”

Vedi? mai lamentarsi di cose in fondo di poco conto: era meglio portare un’altra cena in una camera a caso …. Ma siamo allenate a tutto.

IO, sono allenata a tutto, e do per scontato che ogni giorno porta la sua pena, che nella maggior parte dei casi è una pena tragicomica di cui scrivere con uno stupido indelebile sorriso sulle labbra.

Sono preparata a tutto, mica come ero tre anni fa, con le unghie laccate e le scarpe col tacco!

Fino a tre anni fa ero una “preside” (millantato credito: nella mia scuola che non è pubblica il preside formalmente non esisteva, ma non saprei come altro chiamare quel ruolo!).

Ero creativa ed esercitavo ampie doti di pensiero laterale, ma mai come adesso!

2 pensieri su “Tre anni senza unghie laccate

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