Se il buon giorno

Il “tempo libero” del fuori stagione non è mai abbastanza libero, e soprattutto non è mai abbastanza Tempo, così ci si ritrova nell’imminenza della riapertura che quasi non pare di avere mai chiuso.

Lo stomaco sempre un po’ stretto: un po’ è trepidazione e un po’ solo timore, quando si pensa alle persone che si incontreranno, a quelle nuove e a quelle che si ha già voglia di rivedere.

Si cerca di pensare a queste ultime, nei giorni prima della partenza, per sentirsi un po’ più leggeri nel lasciare casa, persone e abitudini.

Forse sono i pensieri che fanno sì che si perda il controllo, e le valigie e le borse e le sporte si moltiplicano a dismisura, mentre pensando a quel che sarà perdi di vista quel che è: l’ennesima valigia.

Le metti in fila, prima di partire: la valigia grande, quella piccola, quella delle scarpe, quelle delle cose di lavoro, la stampante per far fronte alle bizze di quella dell’ufficio, qualche fronzolo nuovo perché per Natale bisogna fare così, e poi … e poi cosa c’è in tutte le altre?

Le guardo in fila, come stavano in fila tutti gli zaini fuori dagli ostelli del Cammino di Santiago. Diciamo che ho da sola i bagagli che sul Cammino basterebbero a 20 persone. Ma tant’è: non devo mica camminare. Carico in macchina e via!

Papà mi aiuta, anche se al Tetris sono bravissima: ho progettato il carico stanotte, e difatti … ecco qua. Pigiati come sardine, tutti i bagagli prendono posto. E Via.

Bacio a papà, lacrimuccia, magone, e via. Per la precisione.

Fatti trenta metri il cicalino delle cinture di sicurezza suona all’impazzata.
No panic: è allacciata. E allora perché suona?

Slaccio e riallaccio … uguale.

Mi fermo. Vuoi vedere che …

Il sedile del passeggero crede di avere qualcuno seduto lì. Accidenti: come glielo spiego che la colpa è della borsa della calligrafia e dell’uncinetto?

Va bene: anche loro viaggeranno sicure: allaccio la cintura. E via, davvero.

Dai, non è andata male. Sono in colonna a dieci chilometri da casa, mi sono ricordata di cose che avrei dovuto fare e non ho fatto, e di cose che avrei dovuto prendere e che …. , ma dai, dove le avrei potute mettere? Manco se mi ci fossi seduta sopra …..

Ho fatto bene: ho lasciato a papà una scatola della posta preaffrancata. Nei prossimi giorni gli dirò cosa ho dimenticato, e lui … eh … ci vuole sempre un Piano B

Non c’è molto traffico, ma si va piano lo stesso.

Piano piano, eppure nel tempo di un pensiero, si è tra i monti.

Pensiero: ho sognato che un’alto mucchio di neve impediva di entrare dalla porta principale. E poi che il gasolio era finito, e che alcuni ospiti arrivavano senza essere attesi. Che ansia! Speriamo di avere così esorcizzato tutti i guai che …

E intanto è Val di Fiemme.

“Luci sulle Fronde”, lo conoscete? C’è la presentazione, domani, e io non ci sarò. Vorrei mandare un videomessaggio ….

Penso che magari avrei prima dovuto andare dalla parrucchiera, e che avrei dovuto vestire una cosa colorata, e invece sono qui, a bordo strada, con la faccia tirata e gli occhi che lacrimano per il vento freddo, a salutare quelli che domani non vedrò, con lo sfondo di abeti caduti, di radici all’aria, di poca neve ghiacciata …. Vabbè … facciamo come viene!

“Ciao a tutti!” dico “Quando venite a trovarmi?”

Acc … non sono ancora arrivata e già vorrei qualche amico intorno … magari prima dovrei arrivare all’albergo e controllare se …

Si è accesa una luce nuova nel cruscotto “guasto al motore, far riparare il veicolo”. Fantastico. Qui in mezzo al nulla, sai cosa? Io vado fino dove devo, e alle lucette allarmanti penserò domani.

Trattenendo il fiato, guido gli ultimi dieci chilometri, e poi … ci sono. Apro la portiera e devo di nuovo trattenere il fiato: fa freddissimo! Di corsa scarico le mie millemila valigie (il movimento riscalda, no?) e alla fine la hall, pur ampia, sembra non contenere tutto quello che ho con me. Ho riempito l’albergo da sola! Mi si sono congelati i piedi, ma anche i pensieri, e le pur confuse emozioni.

Dai, in automatico: controllare il gasolio (bassino, ma sufficiente), accendere il riscaldamento (ce la si fa, ma è meglio CHIAMARE PER IL RIFORNIMENTO), controllare ….

Ecco. Quando il vento aveva fatto cadere gli alberi, si era portato via anche una falda del nostro tetto. Riparato a tempo di record, certo, eppure adesso emergono ampie macchie di umidità sui soffitti.

CHIAMARE L’IMBIANCHINO.

Poi si fa una verifica del riscaldamento: nove camere gelide che continuano a essere gelide.

CHIAMARE L’IDRAULICO.

Il termometro fuori segna meno 12, quello attaccato al riparo, e quindi bugiardo e difettoso. Saranno meno 17. CHIAMARE L’AUTOSPURGO per sghiacciare preventivamente i tubi degli scarichi.

Suona il telefono, e si chiama da solo LO SPAZZACAMINO, che entro dicembre deve pulire le canne fumarie della caldaia.

Bisogna fare mente locale, e così decido che è meglio CHIAMARE I PRIMI FORNITORI, quelli che hanno bisogno di un po’ di preavviso.

Mi siedo, alla fine, guardando perplessa tutte le cose che dovrò stipare nel mio appartamentino. Se ci stavano in macchina, ci staranno anche lì, mi dico.

Occhiata al telefono …

Ecco.

Devo tatuarmelo: non pensare mai di avere la situazione sotto controllo.

Uno dei dipendenti ha dato forfait. Una stupida comunicazione su whatsapp per dire, tre giorni prima dell’avvio del suo contratto, che non verrà. Farà dell’altro.

Mi sale una furia tale che mi distraggo dalla preoccupazione.

Pubblico un annuncio per ricerca di personale. Ce ne sono un mucchio che cominciamo come il mio: “causa improvvisa e spiacevole defezione, cerchiamo …….”

Occhèi. Valigie in ascensore, e io salgo a piedi, un po’ perché non ci sto, e un po’ perché se salgo di corsa magari sbollisco un po’.

Entro. Avrei potuto accendere il riscaldamento prima, qui.

Chissà perché ho pensato prima agli ospiti che arriveranno tra otto giorni che a me, che sono già qui e ho i piedi ghiacciati.

“entro” le valigie, e decido che le aprirò domani. Non esiste un CHIAMARE LA DITTA CHE SVUOTA LE VALIGIE?

No, credo di no, ma adesso posso al massimo fare una doccia semicalda prima di infilarmi nel letto semigelido.

Non voglio pensare più.

Se il buon giorno si vede dal mattino ….

 

PS: in meno di 24 ore l’ho sostituito, e ho anche CHIAMATO L’ELETTRICISTA per montare le luci di Natale che altrimenti a questo punto …. E per il resto, potete anche dirmi “in bocca al lupo”, tanto non ce ne sono più: i boschi devastati non hanno più animali, e quindi nemmeno cibo per i lupi. il che a ben pensare potrebbe abbastanza ritorcermisi contro.

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