Senza (buon) senso

Mi hanno dato due specie di bustine di plastica, lunghe e strette, per coprire le stanghette degli occhiali.

Necessità indotta. Se decidessimo tutte di smettere di colorarci i capelli, nessuno dovrebbe produrre bustine di plastica che coprano le stanghette degli occhiali.

Oppure potremmo fare che mentre ci si colorano i capelli un qualche trabiccolo ci sostiene il collo, e noi dormiamo. E di nuovo niente stanghette da coprire.

E invece sono qui, mentre le stanghette coperte mi aiutano a scrivere, per dimostrare di avere imparato un’altra fondamentale lezione: non si può finire la stagione sembrando proprio una Befana.

Non si può occupare il viaggio di ritorno in macchina a telefonare a tutte le parrucchiere che si conoscono, per vedere se ce n’è una in grado di fare il miracolo di risistemarti un poco, prima di farti arrivare a casa.

Ho imparato la lezione, e sono qui con le stanghette implasticate, ad aspettare che la pozione magica copra i capelli grigi, il tutto perché la parrucchiera (ma vah?) non è d’accordo con la mia idea di lasciarmi ingrigire.

“sembreresti troppo vecchia”

… Grazie per il “sembreresti”, ma gli anni che ho sono quelli, qualunque sia il colore dei capelli.

E se per caso stai per dire che sembrerei “vecchia inside”, sappi che anche lì c’è poco da sembrare.

Oggi ho fatto venire l’elettricista perché la luce della scala che porta in lavanderia non funzionava più. C’è da ammazzarsi a scendere quella scala al buio, e io e di più le mie colleghe scendiamo di lì millemila volte al giorno. Ho chiamato l’elettricista dopo aver provato a cambiare la lampadina. Ne ho provata più d’una. Non funzionano. Ho chiamato l’elettricista, e così ho scoperto che all’ultimo piano della scala di servizio c’è un quadro elettrico che comanda le luci di quattro piani, lavanderia quindi compresea. Scoperto dopo tre anni. Sono convinta che se restassi qui altri tre anni scoprirei un’altra dozzina di inconsulti quadri elettrici.

Fa niente.

Ho chiamato l’idraulico per una grave perdita: chissà quale tubo rotto, attraversando il soffitto del salone, ha gonfiato l’intonaco, che si è in parte staccato, e poi abbiamo dovuto mettere un secchio a raccogliere l’acqua che filtrava copiosa. Ho chiamato l’idraulico pensando allo sfacelo. Si è chinato sotto al lavandino del piano superiore, e senza neanche smontare niente ha solo spinto un po’ con gli indici la guarnizione di gomma che sporgeva un po’ dalla parete. Ha schiacciato tutto intorno e ha detto “non – deve – sporgere”. Aggiustato.

Ho chiamato il vicino di casa onnisciente per capire come debellare un formicaio.

Lo avete mai visto un formicaio che regna nel cappotto di isolamento della facciata? Il vicino non è venuto, ma io ho fatto iniettare così tanta pozione magica solubile antiformica, che credo che se non fossero morte perché dovevano, sarebbero morte affogate.

Qualcosa mi dice che potrebbero essersi solo spostate, e che a primavera potrebbero ricomparire, uscendo da qualche altra parte, dopo aver divorato il cappotto dell’intera facciata. Adesso però come si potrebbe verificare? No way. Facciamo che sia a posto.

La stagione finisce, e la stanchezza si fa sentire.

Si fanno cose senza senso. Come chiamare l’elettricista per riarmare un pulsante del quadro elettrico, come far venire l’idraulico a spingere una guarnizione al suo posto, come chiamare qualcuno sperando di sentirsi dire che hai debellato le formiche.

Si fanno cose senza senso, come dopo giornate grigie, piovose e tristi, andare a dormire proprio quando spunta l’arcobaleno. Non lo sai, e lo vedi il giorno dopo nelle foto che qualcuno si è ricordato di fare.

C’era l’arcobaleno e tu dormivi.

Avevi anche lasciato detto di non chiamarti per nessuna ragione che non fosse importantissima.

Un arcobaleno a questo punto lo sarebbe stato, e io avrei potuto stare alla finestra a guardarlo, ieri. Avrei potuto vedere l’arcobaleno ieri, e dormire oggi, invece di stare qui, con gli occhiali infilati nel moderno ritrovato dei copristanghette di nylon.

 

6 pensieri su “Senza (buon) senso

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