Non so se me spiego (e se vu me capì)

Mi si spalanca all’improvviso un occhio.

Uno solo, che l’altro è schiacciato sul cuscino, fisicamente ed emotivamente impossibilitato alla sveglia.

Mamma mia, come si sono già fatte più corte, le giornate! La settimana scorsa a quest’ora c’era già un bel sole alto, e oggi invece quasi mi tocca accendere l’abat-jour sul comodino!

Non sento rumore di pioggia. Bene. Mi stiracchio un po’, lancio un’occhiata all’orologio, e poi …

E POI? E PRIMA, CASPITA!

Prima di adesso, un bel po’ prima, deve aver suonato la sveglia, che io non ho sentito!

Mannaggia alle giornate di stress!

Dai dai dai … muoversi!

Sgusciare fuori dal letto, e dritti sotto la doccia. Minuti contati.

Acqua, shampoo, asciugamano, dentifricio, pettine, asciugacapelli, vestiti con una mano e scarpe con l’altra.

Di corsa.

Un piede si rifiuta di entrare nella scarpa … macello … me la infilo come viene: la allaccerò dopo.

Una mano per rifare il letto (per oggi si arieggerà stasera: odio lasciare il letto da rifare!), una mano per ingoiare la medicina del mattino, una mano … eh … mi servirebbe una terza mano: l’ho sempre detto!

Calma!

Tardi ma non troppo!

Inciampo nel cordone slacciato. Mi fa ricordare la storia del lupo e della sartina … perdere un po’ di tempo prima per risparmiarne molto più tardi. Accidenti al lupo (non se la prendano gli animalisti, per carità, ma sto lupo mi assilla!)

Allacciare la scarpa. Un biscotto in una mano, perché il saporaccio della medicina senz’acqua potrebbe compromettermi il buongiorno. Anche se la compromissione mi pare già piuttosto evidente.

Dai. Biscotto tra i denti, chiave in mano. Ferma un secondo per il mio quotidiano check out: medicina presa, scarpa allacciata, borsa, telefono, chiavi, biscotto, scialle …. Ho tutto. Esco.

Sul pianerottolo la solita preghiera “Ti affido questa giornata: aiutami a farne il meglio che si può!”. La tasca vibra.

Scendo le scale ancora stupita per il buio …

La tasca vibra e adesso suona anche.

Alt.

Una mano per frugare in tasca e una per infilarsi gli occhiali. Che bello, avere due mani!

Frugo ancora solo un poco, e poi mi siedo sul gradino.

Guardo il telefono e la sveglia che suona.

La sveglia che credevo di non avere sentito, suona. Adesso.

La spengo in automatico, seduta sulle scale, le mani piene di questo e di quello che non dovevo dimenticare.

Il sole si alza: le giornate non si sono poi tanto accorciate.

Si è accorciato il sonno, piuttosto.

Chissà che ora era quando sono schizzata come una molla dal dormire all’essere in presupposto ritardo.

E adesso?

Pare una bella giornata: “Te la affido: aiutami a fare che io apprezzi di vedere il mondo un’ora prima del mio solito!”

4 pensieri su “Non so se me spiego (e se vu me capì)

  1. Beh tu ti sei scapicollata al piano di sotto, io mi son trovata in stazione alle 5 invece che alle 6 e mi chiedevo perché il giornalaio non apriva e perché non albeggiasse (quando facevo la pendolare ) però altra energia . Ma forse hai fretta che finisca l’estate è allora anticipi !

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