un promemoria

Ho ricevuto in regalo una maglietta, con una grande scritta davanti.

Bei caratteri in un largo corsivo dicono che Pink is my color.

Orca!

Non me la sarei mai comprata, una maglietta così, ma io ci credo che niente sia per caso, e l’ho inteso come un suggerimento neanche tanto velato a vedere le cose con un po’ di ottimismo supplementare. Pink … devo pensare Pink.

Ho sognato che nella cisterna dell’albergo era finito il gasolio.

L’ho sognato, ma era uno di quei sogni come perfettamente reali, dai quali ti svegli pensando che sicuramente il gasolio è finito.

Ho provato a ricostruire le vicende della cisterna e del carburante: mi ricordo perfettamente che lo abbiamo misurato, poco prima della chiusura, e ricordo di aver pensato che non era poi molto, e che forse avrei dovuto tornare in albergo con una certa sollecitudine.

Mi ricordo perfettamente di aver calcolato che probabilmente non ce n’era a sufficienza per poterci ripensare di lì a un mese.

Ci ho pensato e ripensato, e … niente: non sono riuscita a scacciare l’ansia insorgente, e ho dovuto anticipare la visita in albergo.

Non sarei riuscita a dormire una settimana in più, pensando al pescaggio della cisterna, certamente troppo basso. C’è acqua, sul fondo, e c’è quel paciugo che potrebbe otturare non so quale pezzo della caldaia. Il filtro, credo. Sì: se il gasolio è troppo poco, si pesca dal fondo, e poi il filtro si sporca, e la caldaia va in blocco, e devi chiamare l’idraulico, e … e nel frattempo la caldaia non funziona.

Niente da fare: livello del gasolio, pescaggio, filtro, caldaia, idraulico …. Caldaia, filtro, pescaggio, livello …. Loop. Cervello in loop.

Chiamo il fornitore e concordo un rifornimento urgente, e poi vado.

Albergo.

Parcheggio e come prima cosa noto che ….

Cos’è quella roba ammonticchiata lì?

Sotto al portico, in balìa di chiunque, lupi compresi, ci sono 4 carrelli di biancheria pulita.

… ehm … no, cioè …. COOOOSAAAA?

Scendo dall’auto già imprecando.

Per fortuna non sono bagnati, ed è anche tutto bello imballato in tanti sacchetti di plastica ben chiusi. Non hanno preso umidità, mi pare.

Guardo la bolla, infilata in uno dei carrelli, e …. DIECI GIORNI! SONO Lì DA DIECI GIORNI!

Ma scherziamo?

Telefonata furiosa alla lavanderia.

Credo che se la ricorderanno: non mi metto adesso a contare i pezzi, ma se un lupo passando si fosse mangiato un po’ della mia biancheria, chi è che ne deve rispondere?

E nelle note che avevo indicato, riportate anche nella bolla, c’è scritto “consegnare dopo il 10 giugno e comunque previa telefonata”.

E vorrei capire cosa mi chiedete le note a fare, se poi ve ne infischiate ampiamente e fate quel che vi pare!

Sì, ci scusi.

Ci scusi? Ci scusi un corno! Guardi, adesso li sposto nella hall, ma quando arriveranno le colleghe, tra 40 giorni, che sarebbe quando li avreste dovuti consegnare, allora conteremo tutto, e ce la sapremo dire.

Sì, certo, va bene.

Va bene? Se va bene lo devo dire io. E non va affatto bene!

niente avrebbe potuto interrompere la mia sfuriata, se non …. IL GASOLIO!

L’incubo è riaffiorato improvvisamente tra un carrello di biancheria e l’altro, tra una parolaccia e l’altra, tra un’incongruenza e l’altra.

Ok. Chiudiamola qua. Ci risentiamo tra 40 giorni.

Spinti (e tirati, e sollevati, e calciati) i carrelli della lavanderia fin dentro l’albergo, presa la chiave della caldaia, e anche i guanti da lavoro, … scendo le scale e quasi mi si annoda lo stomaco.

E se è spenta?

E se il filtro è già intasato?

E se fosse bloccata già da un po’ e l’antigelo non avesse avuto modo di funzionare?

E se ….

Sono ferma davanti alla porta, e inconsciamente ascolto …. Quando funziona fa un rumore che si sente anche da fuori …. E adesso non si sente.

Mmmer …

Apro, coraggiosamente!

Effettivamente il locale sembra caldo.

Trattengo il fiato.

Prendo gli strumenti per la misurazione: il gancio per aprire il coperchio, i guanti per svitare il tappo, l’asta da infilare nella cisterna, il metro per misurare il livello (perché un’asta graduata sarebbe troppo lusso!).

Coperchio pesante, tappo avvitato strettissimo, ginocchia sul terreno bagnato, asta da far scendere piano. Trattengo il fiato.

Ritiro l’asta, e …. Sembra ci sia moltissimo gasolio. Una quantità tale da non rendere per niente necessario il rifornimento che ho ordinato per domani.

Mi siedo sui talloni.

Non può essere.

Riprovo, e mentre l’asta scende di nuovo, mi sembra come se si diradasse la nebbia in testa ….

Ritiro l’asta, e sì: gasolio decisamente a posto.

Richiudo, depongo gli strumenti, controllo la pressione della caldaia e rabbocco un pochino.

Chiudo anche la porta, e con la chiave in tasca e le sopracciglia contratte torno in ufficio e controllo le registrazioni.

Un flash!

Proprio prima di partire, e giusto per non partire con l’ansia che il gasolio non bastasse per il periodo di chiusura, avevo fatto un decoroso rifornimento.

Ero stata previdente e saggia.

Va bene. Deglutisco e ripenso ai giorni di inutile patema, e a tutto quel “e se fosse”.

E poi penso anche che avevo prudenzialmente abbassato un po’ anche la temperatura dell’antigelo, e poi penso che in realtà nelle ultime tre settimane il clima è stato anche straordinariamente caldo.

Tra una cosa e l’altra …. Che mi sono preoccupata a fare?

Domani arriverà il rifornimento, e con quello sarò a posto fino a un bel po’.

Mettiamola così.

E se non fossi venuta fin qua, i carrelli della lavanderia sarebbero rimasti all’addiaccio un altro po’.

Mettiamola così.

Vorrà dire che al prossimo attacco di ansia cercherò di ricordarmi che sono una personcina sensata e previdente.

Mettiamola così.

Devo imparare a essere più positiva, e adesso ho anche una maglietta che sembra fatta proprio per ricordarmelo.

Bei caratteri in un largo corsivo dicono che Pink is my color.

… Però credo che sarebbe più verosimile se la maglietta non fosse grigia.

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4 pensieri su “un promemoria

  1. Pensi che sei una personcina sensata e previdente.
    Poi pensi che ti sogni le cose, e allora mandi al diavolo la personcina di cui sopra, così pensi che, se ti viene l’ansia, poi è sensata quella.
    E niente, ti infili in un altro loop.

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    • però il loop che comincia con il pensiero che sono una personcina sensata e previdente concede di tanto in tanto una prospettiva di sè opportunamente meno ansiogena. lo preferisco.

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