come comincia una giornata normale

Ci sono giornate nelle quali non sai da che parte cominciare, e allora vale sempre il saggio suggerimento di partire dall’inizio, anche quando l’inizio non promette bene.

È giorno di cambi: partono tutti, oggi, e arrivano tutte facce nuove, alle quali bisogna far posto sempre ammesso che i “tutti” partano in tempi ragionevoli.

Non fa freddo, e quindi le macchine non sono ghiacciate: è già un ottimo inizio.

Qualcuno non fa colazione: soni partiti presto, e sarebbe un buon inizio anche questo, se non fosse che ….

Apro la porta dell’ufficio alle 6 e un quarto, perché gli ospiti di oggi, tutti della Repubblica Ceca, arriveranno prestissimo.

Apro, e mi trovo un pizzino: gli ospiti che sono partiti di notte si sono dimenticati di riportare gli scarponi al negozio del noleggio. Ci pensiamo noi, vero?

Eh …. Non è un bell’inizio, soprattutto se in una giornata fitta fitta di cose da fare, tu non mi dici dove li hai noleggiati ….

Una porzione del cervello comincia a pensare a come risolvere la cosa, ma intanto bisogna badare anche ai primi ospiti che arrivano. Li scarica un pulmino, con la guida più consonantica del pianeta. Scendono, scaricano, si guardano in giro, lui dice alcune delle sue solite impronunciabilità, e poi se ne va.

E me li molla lì. Alle sei e venti.

La piccola porzione sveglia del mio cervello mi suggerisce di avvicinarmi, monto il sorriso di circostanza, e le parole di circostanza vengono da sole. Poi dovrebbe venire da solo anche il “benvenuto signor Tale”, ma … l’automatismo si blocca, perché il signor qui presente non è nella mia lista. Non è il signor Tale.

Checc…. Ehm … “scusi, ma lei chi è?”

Esattamente quello che non vorresti dover chiedere.

Prendi la lista dell’agenzia, e con il cuore in gola cerchi di capire cosa hai sbagliato. Io non ce l’ho una camera per questo qui e la sua famigliola! Vuoi che abbia sbagliato data? Vuoi che abbia letto male la lista? Vuoi che …?

“Sa, noi e un’altra famiglia ci siamo scambiati le prenotazioni!”

Eh? Cosa?

“Perché così loro stavano insieme ai loro amici da un’altra parte!”

Occheggrandeidea!

E così la giornata comincia con ospiti diversi da quelli che aspettavo. Fantastico. E… dato che ci siamo … sono tre e ne aspettavo cinque …. Dove sarebbero gli altri? Non so cosa aspettarmi: è meglio se chiedo, nonostante il terrore della risposta che potrei ricevere?

Donna coraggiosa: Scusate, ma dal pulmino è sceso qualcun altro, oltre a voi?

“Sì – in Ceco gestuale – ci sono due uomini, ma sono andati verso le camere”

VERSO DOVE? LE CAMERE NON SONO PRONTE ALLE SEI DEL MATTINO, SE GLI OSPITI ESCONO ALLE NOVE!

Vuoi vedere che …. Cervello sveglissimo …. Unico pezzo che può coincidere è una camera vuota dalle quattro del mattino (fatto salvo per due paia di scarponi da riconsegnare a un qualche noleggio), e due ospiti che arrivano, ma poi svaniscono come nel nulla.

No, Caspita! Mentre penso che non può essere, i piedi già corrono verso la camera in questione, e …

E c c o l i   q u a !

Vedi , invece, che non bisogna pensare male? Già vestiti di tutto punto per le piste, sono sdraiati sul tavolo da ping-pong, con la borsa degli scarponi sotto la testa. Un comodo riposino prima di correre ad ammortizzare il costo dello skipass. Speriamo solo che si chiamino come devono chiamarsi! Lo vedremo: per ora ipotizziamo di sì, e teniamo le dita incrociate. Adesso devono arrivare altre sei persone in macchina, e poi un autobus di 57 persone.

Tutti Ceki. Tutti prima delle 7.

Sono in ufficio, già intenta a risolvere l’enigma del turista sbagliato, quando si presenta quest’altro.

Buongiorno! Siete arrivati adesso? Con la macchina?

“Sì, certo!”

E mi dite il nome? così a scanso di equivoci ….. OCCASPITA! Nella mia lista non ho neanche questo, di nome!

Cerchiamo di capire cosa caspita può essere successo stavolta, quando per sbaglio intravvedo sui suoi documenti il logo …. MA NO! NON SIETE IN MACCHINA! SIETE CON IL BUS DELL’AGENZIA!

“Sì, certo!”

Di nuovo! Quanti siete sul Bus? Ho una lista di 57. Ci siete tutti?

“Sì, certo!”

Ok. Proviamo a controllare i documenti e …. Senta, secondo me ne mancano 2.

“Sì, certo!”

Ah, ecco. Lei capisce l’inglese?

“Sì, certo!”

Insomma, facciamola breve: il signor Sì Certo, tourleader esperto di gestione di gruppi tanto quanto me di neoplatelminti ci ha impiegato una buona mezz’ora a capire che doveva darmi un documento di identità per il check in, poi un altro quarto d’ora buono a dirmi che non aveva letto il foglio delle indicazioni per i gruppi in arrivo, e poi soli tre minuti a dirmi che era meglio che io mi arrangiassi perché doveva andare a prendere gli skipass per tutti.

Poi è sparito, e ha lasciato i suoi cinquanta e rotti in balìa di … me.

Mi infastidisce fare il lavoro che qualcun altro avrebbe dovuto già fare in anticipo. E quando sono infastidita si risveglia in me lo spirito da arcigna Rottermeier (sicuramente non così secca, ma la crocchia e l’occhio truce sono quelli).

Vorrei gridare “SEDETEVI TUTTI AL VOSTRO POSTO!”, ma quella era un’altra Vita.

La guida (minuscola) ha lasciato me in balìa loro, soprattutto.

C’è uno che cerca di aprire la porta esterna con la chiave del lucchetto della ski room: nessuno gli ha spiegato dov’è e come funziona il deposito degli sci.

C’è una che per colazione vorrebbe ordinare alla carta: nessuno le ha spiegato che qui la colazione funziona in un altro modo, soprattutto oggi.

C’è uno che insiste a dire che deve avere la camera subito perché lui usa solo il suo bagno, e adesso gli serve.

C’è una che vuole che io le custodisca il bambino mentre lei va a vedere non mi interessa neanche sapere cosa.

C’è un altro che non trova più i suoi sci, e poi c’è quello che ….. finalmente torna la sgangherata guida, distribuisce gli skipass (peccato che non si sia accorto che non sono tutti uguali, e li distribuisce così a caso che poi tutti devono tornare indietro a scambiarseli tra di loro), e poi finalmente escono.

Finalmente.

Tutti fuori.

Noi si rimane come sul terreno dopo la battaglia: scarpe ovunque. Grandi, piccole, di gomma, di cuoio, colorate, spaiate, ciabatte ….. ma quanti piedi avevano, tutti questi?

E poi ci sono le custodie degli sci. Millemila custodie avvallano l’ipotesi che ciascuno di questi Ceki ne usi più di un paio per volta.

E poi cartacce, bottigliette, panini mangiucchiati …. Come dopo il concerto di Vasco a Modena. Il Caos.

Fa niente. Avremo modo di riprenderci. Adesso questi scieranno almeno fino alle quattro. E noi prima di allora ….. ce la possiamo fare.

E invece … Che stanchezza …. Non so se più loro o più noi ….

Rientrano alla spicciolata …. E noi di nuovo a fare il lavoro che la guida (sempre minuscola) non fa: assegnare le camere, dare indicazioni logistiche, e … arrivederci a cena.

Se tanto mi dà tanto sarà una cena epica ….

E infatti, eccola: “io sono vegana, e quindi prenderò la pasta con la ricotta di malga. Ma … by the way … che pianta è la malga?”

Ehm …. Come sarebbe a dire?

Malga? Malva, forse. Ma non andiamo tanto per il sottile.

Ricotta di Malga: Sa, quella pianta che fa una ricotta di un tenue color rosellina, rilassante e che fa passare anche il mal di pancia?

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