nuvolette per cambiare

Mi sono ricordata in questi giorni di quel tale che diceva che a fare sempre le stesse cose si ottengono sempre gli stessi risultati.

Me ne sono ricordata, ovviamente, perché i risultati di questo periodo non mi lasciano del tutto soddisfatta.

Allora ho studiato, ieri sera, una serie di erudite riflessioni sul cambiamento che dicono deve essere in te, prima che tu possa sperare di vederlo fuori di te, e mi sono ripromessa che ci avrei provato. Cambiamenti piccoli, per cominciare.

Mi sono addormentata pensando a come avrei potuto mettere in atto questo famoso e saggio piccolo cambiamento, e me ne sono ricordata di nuovo stamattina, mentre stavo uscendo dal letto.

AAAAALT!
CAMBIAMENTO!

Anziché da sinistra, scenderò dal letto da destra.

È pur sempre un cambiamento, no?

Mi sono ristesa, mi sono spostata nella parte fredda del letto, ho spostato le coperte e ….

Calcolato male gli spazi: nell’alzarmi ho dato una colossale ginocchiata al radiatore.

Questo sì che è un cambiamento: un ginocchio blu e un’andatura claudicante sono davvero un cambiamento!

Sarà abbastanza?

Abbastanza per farmi soddisfatta e felice? Forse no. Cosa posso ancora cambiare? Potrei mettermi un vestito colorato …. Se l’avessi.

Allora la colazione?

Per cambiare potrei farla, per esempio! Ma forse sarebbe un cambiamento davvero troppo troppo radicale.

Diciamo che anziché prendere le mie medicine con l’acqua le prenderò con il succo di mela.

Grande cambiamento, sì.

Poi potrei scendere le scale cantando, e riflettendo tra di me sulle meravigliosità che di sicuro oggi mi aspettano.

E tra l’altro potrei anche scendere in ufficio dopo le otto, anziché sempre in anticipo, ma questo … oramai adesso è tardi per non essere in anticipo.

Me ne ricorderò domani.

Però dai, cambiamo.

E sono lì intenta a chiedermi come e cosa fare di diverso, quando ….

Come si dirà in ladino?

In  veneto si dice a bruxacamixa (sempre ammesso che si scriva così!), ma non credo che il ladino disponga di una espressione altrettanto pregnante, e comunque il punto non è quello.

Al di là del fatto che vorrei proprio imparare questo ladino, il punto è che oggi un signore mi ha fatta molto innervosire.

Stavo tranquilla e quasi sorridente, pur con il ginocchio pulsante, cercando di capire come organizzarmi una giornata diversa, quando mi ha telefonato sto tale …

Proprio a bruxacamixa chiedeva un prezzo per una camera, ma non mi diceva che camera voleva e per quando e per quanto tempo: non mi diceva tutte le cose che mi avrebbero consentito di fargli un’offerta sensata.

Mi ha innervosita, e ho pensato che non l’avrei voluto, questo ospite.

Forse gli sono sembrata anche un po’ scortese, e forse anche lui ha pensato che non voleva essere mio ospite, così alla fine siamo contenti entrambi, ciascuno a casina sua.

Il guaio è che dopo aver riagganciato, mi sono portata dietro tutto quel fastidio che fa sentire come un tremore allo stomaco, oltre che un certo prurito alle mani.

Sta diventando una costante, quella di lasciarsi innervosire. Non va bene.

Ci vuole davvero un cambiamento.

Per esempio potrei imparare a dire le parolacce.

“o bèn che te me dixi cossa che te voj, o ben che te ciapi su e te vè aff …..”

….. mi viene già da sorridere.

Funziona.

E … mi sa che ho una nuvoletta sulla testa, come nei fumetti:

“o bèn che te me dixi cossa che te voj, o ben che te ciapi su e te vè aff …..”

e qui, al Bar di Penia sorridono tutti.

… proprio un bel cambiamento.

Chéla Vaca!

2 pensieri su “nuvolette per cambiare

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