io lo sapevo …

Me lo sono detta tante volte, e tante volte me lo sono sentita dire: uscire. Bisogna uscire,

non puoi stare sempre in albergo, e passare il tempo “libero” a fingere di riposarti, con la consapevolezza che comunque i pensieri non si riposano, e non fanno riposare neanche te.

Bisogna uscire.

Devo dire che mi danno anche quasi fastidio quelli che insistono a dirmi che bisogna uscire.

Bisognerà che escano loro, no?

E io bisognerà che faccia quel che mi va di fare, no?

Vedi oggi, per esempio.

Avevo voglia di calligrafia.

Inchiostro, pennino, mani imbrattate, e fogli pieni di poche parole, perché con il pennino non so scrivere piccolo ….

Avevo voglia di calligrafia, e anche di uno o due passi.

Uno.

O due.

Allora dai.

Si raccatta tutto quel che serve, e si va ad occupare un tavolino al Bar di Penia.

Un tavolino sotto una di quelle belle lampade, che a scrivere viene bene.

E poi lì non ti dice niente nessuno. Vai, piazzi tutto l’armamentario, e poi ….

E poi? E prima!

Esco dall’albergo e mi incammino.

Fa proprio freddo, oggi.

Fa freddo tanto che l’acqua delle fontana ha creato una strana scultura di ghiaccio … cosa sembra? Una specie di vulcano di ghiaccio, con l’acqua che ci cade dentro e fa un rumore cupo e rotondo, rilassante, mi pare, come lo sarebbero pochi altri rumori.

Peccato che scrivendo i rumori non si possano far sentire.

Dai, due passi ancora e … e?

Peccato che scrivendo non si possano far sentire neanche gli odori!

Sono le quattro del pomeriggio, e si sente odore …. accidenti … pare odore di salsicce.

Non esattamente piacevole.

Ma chi è che cuoce salsicce a quest’ora senza senso?

Altro rumore che non posso scrivere: una fisarmonica?

Salsicce e fisarmonica alle quattro del pomeriggio … ma vuoi vedere che …

MACCHECCASPITA! SAN SEBASTIANO!

È il patrono di Penia, e oggi c’è la Sagra.

Una sagra fatta di odore di salsicce per tutto il paese e per tutta la giornata, e di musica di fisarmoniche e chiacchiericci di sottofondo.

Non so dirvi dove sia esattamente tutta questa gente, ma potrei chiudere gli occhi e a naso (letteralmente a naso), potrei dirvi dove sono le salsicce. E se tanto mi dà tanto, secondo me lì ci sono anche il chiacchiericcio e la musica.

Non verificherò.

Vado al Bar di Penia a scrivere, che ho una roba che mi preme scrivere prima che sia troppo tardi. Una cosa da fare prima che …. Passata la festa, gabbato lo santo.

Lo santo? Di nuovo?

Avanti. Si va al bar di Penia senza chiedersi troppo altro.

… che pia illusione … a che pro, chiedersi altro? Le salsicce, il chiacchiericcio e ogni altra cosa sono proprio nella piazzetta su cui affaccia il bar.

E adesso?

San Sebastiano ….. ma proprio oggi?

Vabbè: proseguiamo con la policy dell’ignoranza, e avanti.

Entro al bar che mi pare di portarmi dietro un alone di odore di salsiccia alla griglia.

Non mi ci sento esattamente a mio agio, ma poco più in là c’è la stalla, ed è aperta …. Forse mi faccio andare bene l’odore delle salsicce!

Entriamo.

Credevo peggio.

Non è pienissimo.

Chiacchiericcio, va bene, ma non così come pareva da fuori.

Tavolino adorno di frittelle e frappe (o crostoli, o ….).

Mi siedo, armeggio un po’ con la borsa, e prima ancora che io mi sieda

“Ciao Anna, eccola qua: cioccolata con la panna! Oggi è di sagra!”

… ehm … odore di salsiccia e cioccolata con la panna …

non mi sento molto felice.

Sorrido e mi siedo.

Panna, cioccolata, salsicce, inchiostro ….

Davvero un peccato che leggendo non si sentano gli odori. mal comune sarebbe mezzo gaudio, no?

Ok. Cosa eliminiamo per primo?

La cioccolata gentilmente offerta non può restare lì: ne va della mia già precaria semi appartenenza alla comunità.

Cioccolata.

Stasera non cenerò. Va bene.

Poi inchiostro e pennino, e …..

E ti pareva? Ho dimenticato gli occhiali!

Cosa faccio, mi arrendo?

Ma non sarà mai detto!

Scrivo. Lo. Stesso.

Il foglio si riempie ancora più un fretta del previsto: senza occhiali scrivo proprio in gigante, ma tant’è …. Cercherò di esercitare il dono della sintesi …. E via lo stesso.

Adesso si sente odore di fritto.

E di inchiostro.

E poi ogni volta che si apre la porta riaffiorano le salsicce.

Scrivo. Devo scrivere.

Certo che escono parole poco poetiche, con il peso delle salsicce e delle frappe fritte ad appesantire anima e gesti.

Fa niente.

Scrivo, e non so neanche quanto pasticcio. Controllerò più tardi, quando avrò recuperato gli occhiali.

E intanto …

Cioccolata finita.

Foglio calligrafato pure.

Suona il cucù delle cinque. Mi mancava solo questo.

Vedo tutto un po’ nella nebbia, e non so se dipenda dagli occhiali che non ho, o dagli effluvi delle salsicce …

Fatto sta che avevo ragione: bisogna fare quel che si vuole fare, quando si può.

Restare comodi, per esempio.

Niente freddo e gelo, niente odore di salsicce, niente cioccolata “perché di sì”, niente San Sebastiano.

In  fondo non tutti hanno le stesse esigenze.

Io volevo solo scrivere e riposarmi, e invece tra un po’ tornerò verso “casa” (Casa? Maddài!) e dovrò entrare in lavatrice vestita, per via di queste salsicce che ….

io l’avevo detto.

non è vero che Bisogna Uscire!

6 pensieri su “io lo sapevo …

  1. Tu sai di saper scrivere e quindi ciò che dirò non è una novità, ti ho vista, ho sentito l’odore di salsicce, l’odore di stalla e di frappe o simili e ho visto un foglio bianco coperto di esercizi di calligrafia, l’unica cosa che non ho letto sono le parole che hai scritto, ma a quanto ho capito non le hai viste nemmeno tu 😏

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