Ci sono nidi e nidi

Un bambino corre strillando e si tiene la mano sulla testa.

Ci si fa caso poco, oggi, perché hanno corso e strillato tutto il giorno, tutti i giorni per una intera settimana.

Dopo un po’ ripassa, tenendosi sulla testa una busta di ghiaccio.

Ci si fa poco caso, oggi, perché hanno preso botte, si sono urtati, sono caduti, hanno avuto bisogno del ghiaccio tutti i giorni.

Non ci bado fino a quando non arriva una mamma di quelle che non ha gridato, e che non ha avuto bisogno del ghiaccio, e che non pianta tante storie, e mi dice che una vespa l’ha punta, nel parcheggio. E mi dice anche che prima di lei era stato punto anche il piccolo urlatore.

Allora è il caso di farci caso.

Vado a vedere, e noto un tombino proprio vicino alla porta dell’ingresso sul retro. Il coperchio è leggermente sbrecciato, ed effettivamente vedo una vespa entrare proprio nel buchino. Ecco. Adesso bisogna risolvere.

Step 1. Si guarda in internet.

“individuato il nido di vespe, coprirsi con l’apposita palandrana, attendere l’imbrunire, utilizzare un affumicatoio e indurre lo sciame a spostarsi”. Pena l’asfissia, direi, ma se sono dentro a un tombino e io uso il buco per affumicarle, da dove escono? e per spostarsi dove? ….. no. Non mi piace.

Altra ipotesi: “ utilizzare uno straccio imbevuto di benzina e dare fuoco allo sciame”. Ma per carità! Bocciato anche questo.

Lo Step 1 non si rivela soddisfacente, soprattutto perché dovrei prima capire quanto è grande il nido in questione, cosa che non ho assolutamente intenzione di fare.

Step 2: chiamo il vicino che sa fare tutto.
Sai, c’è un nido di vespe che devo togliere perché hanno già punto due persone …

“Anna, ce le avevo anche io nella canna fumaria. Le ho affumicate, e poi ho provato a dare fuoco, e mi hanno punto tutte le braccia, ma niente da fare. Conviene che chiami i pompieri. È quello che ho fatto anche io.”

Step 3: se lui dice così, allora io li chiamo saltando la fase in cui le vespe ti pungono le braccia. Mi pare saggio.

Numero unico per le emergenze: 112

Risponde una signorina dall’accento straniero, che mi dice

“lei chiama dall’albergo di Penia, vero?”

“lei ha un emergenza in albergo?”

“qualcuno sta male in albergo?

No

“ha un emergenza in albergo?”

“di che natura è l’emergenza?”

c’è un nido di vespe

“volano?”

no

Dove sono?

…. Se le dico che sono in un tombino mi dice di lasciarle lì ….Sono vicino alla porta, in un posto un po’ nascosto, e io ho un po’ paura a guardare quanto grande è il nido, ma hanno già punto alcune persone ….

“le passo i pompieri”

Yuk … siamo arrivati al dunque.

O almeno credo

“Buonasera, Vigili del Fuoco, mi dica?”

Ri-racconto la faccenda, ed ecco la fantastica risposta:

“Allora deve chiamarci più tardi, perché a quest’ora le vespe sono ancora a spasso, deve chiamarmi quando sono rientrate tutte, e deve fare in modo di non disturbarle, in modo che non escano di nuovo. Ci richiami quando sono tutte dentro.”

ehm ….

Sì.

Allora …. Cosa faccio, l’appello, per vedere se ci sono tutte? E poi, come risolvo di non disturbarle? Cosa le disturba? Il rumore?

E così mi immagino …

“Buonasera vespa regina (perché sarà come per le api, no?), siete tutti in casa al sicuro? Sono tutti rientrati i suoi lavoratori? Tutti tranquilli al calduccio? Allora, guardi, signora vespa regina, io mi metto qui fuori dal tombino e bado a che nessuno vi disturbi … e intanto magari vi canto anche una ninna nanna …. Così state lì ferme e buone, va bene?”

Internet dice che al tramonto le vespe stanno a casa.

Aspetto che faccia quasi buio e canticchiando “ninna ò, queste vespe a chi le dò”,  richiamo:

“lei chiama dall’albergo di Penia, vero?”

“lei ha un emergenza in albergo?”

“qualcuno sta male in albergo?

No

“ha un emergenza in albergo?”

“di che natura è l’emergenza?”

c’è un nido di vespe

“ma lei mi ha già chiamata, vero?”

Sì, ma non era buio, e le vespe erano a passeggio, o a fare shopping, o insomma non erano a casa, e allora devo richiamare adesso …..

“Le passo i pompieri”

“Buonasera, Vigili del Fuoco, mi dica?”

…. E arrivano.

Camionetta rossa e bianca, di quelle dei film anni 60.

Indico il tombino, loro aprono il coperchio e “SONO TANTISSIME! LEI SI SPOSTI, CHE NON HA I VESTITI ADEGUATI”

Mi sposto, mentre loro si vestono da palombari di plastica arancione, e poi …. E poi non so.

Da una finestra li vedo che trafficano, con il faro puntato sul tombino.

Dopo mezz’ora hanno finto, e vengono a dirmi che era davvero un’emergenza, e che quindi l’intervento era gratuito.

Un nido grande come un pallone da calcio, dicono. E mi mostrano anche le foto, effettivamente un po’ impressionanti.

Non chiedo che fine hanno fatto. Non voglio sapere dell’asfissia, o dell’arrostimento, o di chissà che altro.

I baldi pompieri se ne vanno, e le vespe sono debellate.

….

Certe giornate sono profondamente metaforiche.

C’è un nido di vespe nascosto, che ronza in sottofondo, pronto a pungere e ripungere.

Ci sono rimedi palliativi che lasciano il tempo che trovano,

e poi ci sono i pompieri.

Ci ho pensato molto: uno dei prossimi giorni dovrò fare il pompiere.

Chiamatemi Grisù.

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