La gioventù che non ti aspetti

Mi capita di rado (oimè) di fare due passi come fanno i villeggianti.

Di solito ho un milione di solidissimi alibi per evitarlo: troppo stanca, troppo sonno, troppo arretrato, troppo di tutto tranne che della voglia di fare due passi. E poi quando la voglia mi viene c’è perfino troppo caldo. E non vado.

Ma ieri sì, ieri ho fatto due passi (D U E ) lungo la pedonale che porta a Canazei. Liscia, facile, corta, piacevole. E affollata.

Camminare verso Santiago mi ha regalato insegnamenti indelebili: a ciascuno il suo passo, a ciascuno le sue soste, a ciascuno le sue motivazioni, e il suo metodo per far fronte alla sete, al caldo, alla stanchezza, agli animali molesti, e anche ai molesti bipedi.

Ho sviluppato una infallibile sordità selettiva, che in certi momenti risulta veramente un insostituibile toccasana.

Camminavo, allora, e poco davanti a me due ragazzotti sui venticinque anni, così presi nelle loro personalissime riflessioni da non accorgersi di avere perso il controllo del volume: “e allora cosa devo fare?” chiede uno.

E l’altro, quello con i capelli fin sulle spalle, e i pantaloni un po’ calati, ma con un risvoltino fin ben sopra la caviglia, quello trendy, insomma, gli risponde dopo una profonda boccata dalla sua sigaretta:

Non glielo devi mica dire. Perché se la Betty scopre che sei stato con la Susy, poi lei si mette in mente che sia un tradimento.

Eh – l’altro annuisce come rapito dalla profonda riflessione.

La Betty poi lo dice alla Niky, e quella è capace che ti molla, o magari anche ti tradisce davvero, anche solo per dispetto.

Meglio che non glielo dici.

Eh, no.

E però la prossima volta che vedi la Susy non le dire che stai con la Niky, che c’è caso che se la prenda anche lei.

Eh, però, ste donne …. Mai che si facciano i fatti loro.

….

Che discorsi profondi e intelligenti …. No, non li vorrei dover sentire più.

Mi fermo a fare una qualche foto a caso, o allungo il passo e cerco di seminare i due bellimbusti?

Sono decisamente fuori forma per gli sprint, e vorrei piuttosto lasciarli andare avanti … sempre parlando di Betty e Niky e Susy e Titti e … però non posso neanche fermarmi proprio. Sordità selettiva ON.

Non li sento più, se mi concentro sulle ragazzette che mi stanno alle spalle.

Parlano dell’esame che hanno appena sostenuto. Una delle due dice che la cosa più bella che si è sentita dire nei giorni dell’esame è stata che per sapere le cose bisogna studiarle. E poi dice che spera che il suo avere studiato possa sfociare in un bel voto, perché , dice lei, poi le cose puoi anche saperle, ma se non c’è un voto che lo dimostri fai fatica a convincere di avere studiato.

Saggia.

E poi interviene l’altra, a dire che

Tu ti fai troppe storie. L’esame l’hai fatto, e adesso pensa a divertirti, che te lo sei guadagnato.

Per cominciare, cosa fai stasera, esci? Dai, ci divertiamo: magari incontriamo qualcuno e ci divertiamo un pochettino, no?

Silenzio.

E la prima risponde: “Ma pochettino nell’analisi grammaticale cos’è? Dico … è un diminutivo o un rafforzativo?”

L’altra tace.

“No, intendo … pochettino vuol dire più poco di poco, o un po’ meno di poco, e cioè in senso assoluto un po’ di più?”

Cosa?

Più meno di poco o più tanto di meno? Ma cosa sta dicendo?

“Dico: tra poco e pochettino, qual è quello più piccolo?”

E l’altra “Niky! Se fai di questi discorsi, per forza che il tuo moroso va con la Susy! Quella è intelligente: tace!”

 

Ho un nuovo solidissimo alibi per evitare le passeggiate: si incontra gente che parla. E il mondo è piccolo.

E la sordità selettiva non sempre fa il suo dovere.

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