Una pagina di Niente

Stamattina mi sono svegliata con un senso di bruciore … alle caviglie.

Ma che sensazione insolita!

Eh, effettivamente … ustionarsi le caviglie per essere andata in giro mezzora senza i calzini è davvero una cosa insolita, oltre che terribilmente fastidiosa.

E adesso che si fa? È una giornata di sole: ci si copre come col burqa o ce ne infischiamo e usciamo come viene?

Massì, mi metterò un cappellino rosa, così … chi vuoi che guardi le mie caviglie fucsia?

Sono uscita, trascinando il trolley in cui ripongo il mio ufficio portatile, e ho camminato inseguita dal rumore fastidioso delle sue ruotine, che tacciono solo sul marmo di casa di mio papà. Dopo un po’ te le senti correre dentro alla testa. Dopo un altro po’ se non fosse che proprio non è il caso, molleresti il trolley malefico per strada, in un androne a caso. Quando arrivo sui sampietrini di Piazza Duomo (trn-trn-trn-trn-trn-trn-trn) mi guardo perfino in giro per trovare il posto giusto.

Mi rimbomba la testa, e siamo solo all’inizio.

Da lì in avanti è un crescendo: incontri, impegni, gente, idee, decisioni da prendere, faticosa coerenza da mantenere, un crescendo davvero: di mal di testa!

Purtroppo è noto che l’andamento del mio mal di testa sia inversamente proporzionale a quello dell’umore, che infatti oggi precipita come nel vuoto, con il passare delle ore. Per fortuna, però, qui si sta come sulle montagne russe dove vomitevoli precipizi da vertigine si alternano ad adrenaliniche e ottimistiche risalite.

Io mi dico che adesso mi aspetta di sicuro la risalita.

Oggi è stata una giornata fitta fitta, al termine della quale per certi versi si rende necessario darsi una bella spinta per procurarsi, appunto, una di quelle ossigenanti risalite, così dopo una giornata in piedi e in giro, dopo confronti impegnativi e pensieri intricati e ansiogeni, finalmente mi sfilo le scarpe.
Anche un paio di scarpe scomode può dare piccole gioie: basta togliersele.

Ecco.

Così non può che migliorare, e sicuramente piano piano si risalirà.

Sto sul divano, aspetto Montalbano, e ripenso a questa giornata, alle persone che ho incontrato, alle parole che ho ascoltato, alle questioni che mi si prospettano, alle incertezze, alle speranze.

Sto qui seduta, caviglie fucsia nobilmente posate sul mio cuscino preferito, e penso che per fortuna la Provvidenza c’è.

C’è davvero, e l’avrebbero chiamata in un altro modo, se non Provvedesse, appunto.

Provvederà di nuovo anche a me, ne sono certa.

Non resta che lasciarla fare.

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