Transumare è un’affar serio

Sembra facile.

Metti le tue cose in una valigia, e torni a casa.

Sembra facile come chiudere una porta.

Poi calcoli che le porte sono trentotto, e che chiudere diventa sicuramente un po’ meno facile, e ti rendi conto che anche transumare di fatto può avere le sue difficoltà.

Alla fine di una stagione senza neve, il giorno in cui devo partire nevica.

È disorientante.

Nevica. Vuol dire che fa freddo.

Maglione, pantaloni, scarpe dell’inverno.

Mi ero preparata le cose di cotone, ma nevica. Niente da fare: tutto nella valigia di riserva, e via. In fondo cambiare programma è una cosa normale. Oggi nevica. Quello no che non mi pare normale.

Valigie. Siccome l’ascensore è spento da qualche giorno (regola numero 1: mettere in sicurezza tutti gli impianti prima di chiudere casa per il fuori stagione), le valigie sono già tutte al piano terra. E io quassù ho solo le famose “ultime cose”. Come fanno le ultime cose ad essere sempre una vagonata? E adesso ci metto anche i panni di cotone … una vagonata e una borsina. Cambia poco.

Ok. Vestita, impacchettato tutto, un milione di volte le scale su e giù. Mi resta solo da pulire un pochino, poi si porta il rusco (si può dire Rusco?) dove di dovere, poi si controllano gli impianti e le porte, poi si caricano le famose ultime cose, e poi si è pronti.

Allora: pulire è quasi facile. A parte che ho un caldo da morire … sto maglione …. Mah … dai: aspirapolvere, pavimento, riordinare, tenda, letto rifatto, spazzatura divisa. Fatto.

Scale. Scale. Scale. Altre scale. Carta, cartone, plastica, vetro, non riciclabile (pochissimo), umido …. Dai … è solo qualche pezzo di pane, lo scaglio nel prato, tanto tra un po’ passa la mufloneria …. Fatto.

Di corsa a caricare le valigie.

Che caldo!

Apro la porta. BRRRRRRR …. Dove ho lo scialle?

Caricare.

Ricordarsi di tenere sul sedile del passeggero il pacchetto da lasciare al commercialista per strada.

Caricare. No, non ci sta. Scaricare. Prima le valigie grandi. Caricare. No. Forse prima le valigie morbide. Aspetta …. Accomodare. Tetris. Se la giro così …. Fatto. Altri due strati di bagagliame vario e ce la faccio. Perfetto.

Cos’è che dovevo ricordarmi? Ah, già, solo di tener fuori la roba del commercia … l … i … s … t … a … checcavolo ….

Scaricare. …. Vabbè …. Ma come ha fatto a finire lì sotto? Accidenti … tiiiiiira! Ecco: sgualcita solo un pochino. Pazienza.

Finalmente pronta. Credevo che sarei partita alle 10 ed è quasi mezzogiorno …

Ok. Fuori! Dal cortile do un’occhiata in giro e … AAAAARGH! È RIMASTA UNA LUCE ACCESA, E ANCHE UNA FINESTRA APERTA E …. UN BALCONE DANNEGGIATO!

Aprire, rientrare, altro giro: spegnere la luce, disinserire la fotocellula, chiudere l’ultima finestra, fotografare il balcone da far sistemare.

Sono ferma nella hall e sto ferma in piedi, immobile. Occhi chiusi, e un piccolo mantra:

ho fatto tutto, è tutto apposto, posso uscire senza guardarmi indietro.

ho fatto tutto, è tutto apposto, posso uscire senza guardarmi indietro.

ho fatto tutto, è tutto apposto, posso uscire senza guardarmi indietro.

VADO.

Salgo in macchina e … arriva il portalettere. Mi viene da piangere. Scendo, firmo, ritiro (altre robe per il commercialista), e finalmente parto davvero.

Nevica e ho un caldo da morire.

Parto e penso: dove saranno i vestiti di cotone che mi ero preparata? Potrei cambiarmi all’autogrill … se sapessi con certezza fino a quale strato di bagagli devo scavare. Potrei, e invece … lasciamo perdere: Chissene ….. ok. Si va.

Commercialista: lascio il pacchetto e basta. Tanto ci sentiremo al telefono per i dettagli del caso. Ce ne sono sempre, di dettagli da chiarire …. Ci sentiremmo comunque lo stesso, quindi ci sentiremo, dai.

Risalgo in macchina. Fame.

Caspita …. Ma non ci potevo mica pensare prima? Dai, mi fermerò più avanti.

Adesso piove, ci sono 7 gradi e ho fame. Però sono partita. Via!

Duecentocinquantasette chilometri, 16 gradi e molti “che fame” dopo, sono a Vicenza.

Non so se ho più caldo o più fame.

Forse ho più sonno.

Parcheggio, due chiacchiere con un Amico incrociato per caso sul portone di casa. Provvidenzialmente si offre di aiutarmi con le valigie. In realtà ci vorrebbe discernimento: qui si scarica solo quello che sta qui, e si lascia in macchina quello che andrà da papà domani.

Proviamo. Se sbaglio me ne accorgerò scale facendo.

Scarica, ricarica, incastra di nuovo, quattro giri su e giù per le scale.

Caldo fame sonno.

Ok. Ce l’ho fatta.

Che bello!

Sono in casa, ho riposto il riponibile, ho ficcato in lavatrice i panni troppo caldi, ho spolverato in giro e ripulito alla svelta quattro mesi di casa chiusa, ho perfino preso appuntamento con la parrucchiera, così evito di tagliarmi la frangia da sola. Bene. Adesso mi siedo e mangio.

Mangio.

Mangio?

E cosa mangio?

AAAARGH! Il frigorifero fa l’eco. Non c’è niente. Niente di niente.

Adesso mi ricordo che prima di partire ho ficcato tutto in una borsina …. Vorrai mica lasciare qui cibo destinato a scadere ….

Diavolo …. Almeno la pasta potevo anche lasciarla, no?

Adesso non ho dubbi: tra il caldo e il sonno, ho sicuramente più fame.

Ma per fortuna esistono i cibi da asporto, mi dico, e le consegne a domicilio. Penso, progetto, cerco di muovermi … adesso tra la fame e il resto prevale sicuramente la stanchezza.

Ma esistono anche le Amiche che guarda caso hanno proprio voglia di raccontarmti qualcosa di importante. “Ti va una pizza? Passo a prenderti e facciamo due chiacchiere, eh?”

Se mi va una pizza?

Mi vanno anche le due chiacchiere, certo, ma la Pizza è della Provvidenza: risolve tutto, anche la stanchezza. Mi metto una bella forcina sulla frangia improvvisamente proprio troppo lunga, e vado!

Tornare a casa è faticoso,

ma lo sarebbe ancora di più, senza la Provvidenza!

E le forcine per la frangia.

 

2 pensieri su “Transumare è un’affar serio

  1. Sei la mia blogger preferita🤗 ho seguito con empatico affanno il tuo andirivieni 😥spero di vederti presto un abbraccio e spero che tu possa finalmente riposarti come si deve

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