Imbriàga

Il countdown è a -2.

Forse -1 sarebbe più corretto.

Cosa si conta? Quanto manca all’ultimo giorno di lavoro con l’albergo pieno, o quanto manca a che i clienti se ne vadano?

Cambia poco: il countdown è comunque una cosa brutta.

Ti fa sentire arrivato, e invece manca ancora un pezzetto, così rischi di tirare i remi in barca quando ancora non sei a riva.

Rischi di non far fronte a quelle famose ultime gocce che ti fanno traboccare, e in questi giorni le gocce non mancano davvero: i clienti che arrivano a mezzanotte e pretendono la cena, quelli che partono alle 4 del mattino e vorrebbero saldare il conto solo dopo aver caricato i bagagli, quelli che “non si è mai sentito che si chiuda di lunedì: noi dormiamo qui anche lunedì sera, e voi chiudete martedì”, ….

E ci si mettono anche i geni dell’ora legale!

Ho saputo che domani avremo un’ora in meno! Domani. Ma ti pare? Domani? Checcaspita …. Con tutti i giorni che ci sono …..

Vabbè. Rimostranze inutili.

Per prima cosa ho pensato che IU-HU’: i clienti se ne andranno un’ora prima.

“La vita è un’illusione o le illusioni aiutano a vivere?”

In questo caso direi che l’illusione è una bolla di sapone: ho realizzato che dovrò svegliarmi un’ora prima pure io.

Non te ne rendi conto, fin che hai un lavoro che la domenica ti lascia tranquilla. Poi invece diventa che ci si aspetta che tu sia operativa alle 7.30, e che siano le 7.30 anche quando sposti in avanti le lancette …

Mi sento come ubriaca, e mi pare di non sapere più a cosa pensare:

Gentili Clienti,

vi avvisiamo che il nostro Albergo non aderisce alla convenzione dell’ora legale.

Le nostre giornate resteranno di effettive 24 ore fino al 1 aprile.

Oppure

Si avvertono i signori clienti che fino al 1 aprile tutte le attività dell’albergo subiranno uno slittamento di 60 minuti per consentire al personale di mantenere un accettabile livello di sanità mentale.

Caspita …. Sono preoccupata, e come mai prima d’ora trovo nella saggezza veneta un profondo sostegno alle mie teorie: “i è i ultimi gòti, quéi che imbriaga”.

Me par de essare imbriaga, ma se non fusse, me imbriago dal bon quando vedo l’ultima valisa fora da la porta”.

Sicuro.

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