katastròfe

Oggi i Cechi arrivano alle 6 e mezza.

Sveglia un po’ prima delle 6, per scender in tempo e far trovare almeno le luci accese e la macchina del caffè in funzione.

Dato che ci sono do una sistematina al bar, e poi penso che è meglio se intanto preparo i documenti per la giornata: l’ordine ai piani, il prospetto dei pagamenti, la check list per le incombenze di oggi.

E poi rispondi a una mail, fai il punto su quell’altra faccenda …. E sono quasi le otto. Arrivano i colleghi che prendono servizio adesso, e del pullman Ceco ancora nessuna traccia.

E poi eccolo qua, il mitico Zden!

Entra come un tornado, e picchiando l’indice sul polso, perché l’orologio non ce l’ha, mi guarda con gli occhi sbarrati e a denti stretti gracchia “è un Katastròfe! Un Katastròfe!”

Pe un attimo ho la consapevolezza che si riferisca al mio aspetto: ennesimamente in piedi con due ore di anticipo, altre due ore di sonno perse nel nulla.

Katastròfe. Devo avere proprio una faccia da katastròfe.

Fa niente.

Entrano.

I Cechi e le loro valigie, e tutti gli altri ospiti che scendono a colazione tutti contemporaneamente, per chissà quale strana ed inedita congiuntura.

Katastròfe.

Cerco di dare un po’ di ordine alla folla.

Com’è quel detto sulle cose che è inutile fare?

Bàtare le nóse, spazzare le fóje, e l’altro? Mettere in fila la gente che deve fare colazione?

No, quello risponde più all’altro detto: Inutile spiegarghe ai mussi: se perde tempo e se infastidisse la bestia.

Un omino resta indietro.

Che bravo, mi dico, e che paziente!

Mi si avvicina. Ai.

“stanotte non ho chiuso occhio, perché c’era un motore acceso sotto la mia finestra”.

Eccheccaspita! Dorme sopra la cucina. Cosa poteva essere acceso?

Scendo sorpassando la fila. Penseranno che voglio arraffare tutte le brioches e anche la nutella.

Arrivo in cucina, e … Tutto bene?

A parte che stanno lavorando con la luce spenta, perché forse hanno paura di svegliarsi, chiedo di nuovo “tutto apposto?”

Infilo la testa nella cella freezer e … no. Non è tutto apposto. Temperatura troppo alta.

Ottimo.

Per fortuna lo chef è contrario agli stoccaggi di tanta roba: abbiamo quel che serve, e poco altro che può essere ricollocato in altro congelatore, però così non va bene!

Chiamiamo il tecnico.

“no, non abbiamo nessuno in zona oggi. Sono tutti in montagna”.

Eh, perché io dove sono?

Vabbè …. Lascio detto che è roba importante, descrivo il guaio come ho imparato al corso di pronto soccorso, che tutto è sempre utile a qualcosa:

“il motore del freezer giace come morto. Sì, respira, ma non mi pare cosciente. Rantola. La pressione scende, e la temperatura invece sale”.

Mi serve un’ambulanza, ehm … no. Un tecnico.

Ok. Già mi vedo al funerale del motore del freezer, quando lo chef, che dopo il caffè di solito si riprende, si guarda un po’ in giro, schiaccia un paio di pulsanti, e sta a guardare la temperatura della cella, che piano piano scende.

Il paziente è stabilizzato. Sicuramente non fuori pericolo, ma possiamo aspettare i paramedici.

Ok. Dategli un occhio, ogni tanto, che non tiri le cuoia senza che ce ne accorgiamo.

E intanto salgo.

Una signora impaziente tamburella col piede sul pavimento davanti all’ufficio.

“Mi prepara il conto, per favore?”

Certo. Conto già pronto. Basta schiacciare qui, e poi qui ….. ma …. Non è mica in partenza …. Cosa ….

Prende il conto, lo guarda, poi inforca gli occhiali e mi dice: “Benissimo. Pago domani.” ….

E intanto lo chef mi chiama: non hanno consegnato le melanzane, e stasera c’è lasagna di melanzane ….

Non le hanno consegnate?

Che sia perché non le abbiamo ordinate?

…. Chef, ma non ne hai abbastanza in cella?

CZZ! Ho nominato la parola tabù di oggi!

Va bene. Chiamo la cooperativa che ce le porti.

Buongiorno. Avete tempo per portarmi una cassetta di melanzane?

“Certo: il tempo ce l’abbiamo. Sono le melanzane che non abbiamo!”

Allora vuoi proprio che mi alleni con le parolacce!

Ok. Allora al volo, prima stampo il bollettino meteo delle piste: Katastròfe: tutto chiuso per forte vento in quota. Malora vacca! Ok. Ci penso dopo.

Inforco la mitica 4×4 e vado a prendere ste melanzane.

Tutte.

Tutte quelle di tutti i supermercati di Canazei.

Melanzane come se non ci fosse un domani.

E al rientro?

7 polacchi, i miei clienti preferiti del momento, che mi dicono in una lingua che intuisco più che capire, che siccome sul Sella Ronda c’è molto vento (neanche fosse l’Aventino), allora ripartono un giorno in anticipo.

Va bene.

Allora ….

Sono stanca e trafelata di prima mattina, ho un ettometro quadrato di melanzane che costano come se fossero d’oro, ho cinque scatole di brioches che si scongelano senza rimedio, lo chef che cerca di miracoleggiare in cucina, gli ospiti polacchi che se ne vanno, quegli altri arrabbiati come se il vento fosse colpa mia ……

Katastròfe …. Sì, katastròfe, però, Ragazzi non sono neanche le undici: la giornata è ancora lunga, e non promette affatto bene: Fate girare un po’ meno le pale, per favore, e vedrete che si placa anche il vento.

2 pensieri su “katastròfe

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