Svedese

Secondo me basta il titolo, a solleticare l’immaginario collettivo.

Svedese: alto, biondo, aitante, magari anche simpatico e intelligente. 

Ha prenotato tramite Booking questo signore dal nome impronunciabile, fatto di K – J – L – qualche vocale a caso – e poi SSON.

Una bella prenotazione in piena regola, con una postilla: “arrivo alle due di notte”.

Momento …. Cosa vuol dire che arrivi alle due di notte? Chi intendi che dovrebbe stare in piedi ad aspettarti? Due stelle, dico, D U E ! non c’è il portiere di notte, e se guardi bene c’è scritto check in dalle 14.00 alle 22.00.

Chiamo Booking, che in sé è già un’impresa!

Buongiorno …. Si fa per dire. Ci si presenta con il codice della struttura: una dozzina di cifre che uno non se le ricorda neanche se le recita tutti i giorni al posto del rosario. Parliamo di questa prenotazione con codice di altrettante millemila cifre.

La signorina non capisce quale sia il problema: arriva alle due, e voi gli aprite, no? …. NO. Ah: mi chiede che cosa vuole che risponda al cliente.

Riflessione rapida. Digli che prenoti altrove. In un posto in cui il portiere di notte …. Esiste.

Riferisce.

No. Vuole venire da voi, ed è disposto a un compromesso. Arriva alle 6.

Alle 6? Digli che al massimo gli apro alle 7.

Dov’è che sta la virtus? … concordiamo per le 6.30. Profondissima alba.

Mi sveglio prestissimissimo, mi sistemo per non sembrare maga Magò, e giusto mentre sto pensando se perdere anche tempo a pettinarmi oppure no, lo vedo dalla finestra, che si avvicina a passi lenti (lunghi ma lenti) alla porta di ingresso. Apro la finestra e gli urlo “NON SUONARE! SEI IN ANTICIPO, MA SCENDO”

Entra, e l’immaginario collettivo tracolla nella parte di sé dedicata all’”alto e biondo e aitante”.

A malincuore mi allunga un documento, dopo aver con una mano frugato in tutte le tasche mentre con l’altra malnasconde uno sbadiglio, si stropiccia gli occhi e rimescola i capelli.

Gli dico che posso dargli la chiave della camera e lui osserva “sì, ma per andare in camera devo prima portare la valigia”.

Ommamma …. Cos’è, vuoi che te la porti il portiere di notte, cioè al momento io? Mi guardo in giro mentre penso alla risposta, e noto che la valigia …. Non c’è. Ed ecco il crollo della seconda parte dell’immaginario collettivo: “non mi ricordo dove ho messo la macchina”.

COOOOSAAAA? Ma se sei appena sceso. Sarà qui attorno, nel parcheggio, no? E via: il giro di tutte le finestre, a fargli guardare le macchine parcheggiate.

“ma io l’ho presa in aeroporto, non è mica la mia. E non ho ben guardato che macchina mi hanno dato. L’ho solo guidata fino a qua”.

Vabbè, allora sei cretino.

E via: altro giro delle finestre con il telecomando in mano, a vedere quale delle macchine lampeggia, se pigi sul pulsante di apertura.

Eccola! nera, lunga, banale. Poverino. Aveva quasi ragione a non ricordarsi di aver guidato una BMW che sembra un’astronave.

Va a prendere sta valigia, mentre io lo guardo dalla finestra. In effetti mi aspetto che arrivato nel parcheggio non si ricordi più cosa ci è andato a fare, ma invece ce la fa: lo vedo prendere un valigione grande quanto l’astronave, e poi torna, gli lascio le chiavi e lui mi chiede se il check in deve farlo proprio lui.

(Che CZZ di domanda è?)

Ehm …. In che senso?

Dice che è stanco e che non riuscirebbe a rispondere alle domande che gli devo fare.

Non so … quelle cose tipo “come ti chiami?” e “dove sei nato?” ….

Per fortuna gli avevo anticipatamente estorto il documento.

“Non si preoccupi. Vada a dormire, non c’è bisogno d’altro”

si allontana (dopo un primo tentativo nella direzione sbagliata) e dice tra i denti che non farà colazione. Dormirà e basta.

Certo. Ovvio. E anche un po’ auspicabile.

Po scende alle 9.15 e mi fa millemila domande sulle piste, e gli impianti, e i trasporti, e i collegamenti, e quando è troppo tardi mi dice che adesso andava a fare colazione. A D E S S O . sì.

Avverto chi di dovere e gli faccio trovare una specie di colazione a scoppio ritardato.

Sparito.

Ricompare alle 11.00 e mi dice che ha deciso di andare a sciare, e che vuole che io chiami lo skibus. Cosa?

Allora …. Guardi …. Lo skibus ha i suoi orari, come il treno. Non è che puoi chiamare il treno: ci sali quando passa. E a quest’ora non passa.

Devo averlo choccato. Come sarebbe che adesso non passa?

SAREBBE CHE VAI A PIEDI. SONO TRECENTO METRI. E SE A PIEDI NON RIESCI, IO AVREI UN’ALTRA IDEA, CHE COMINCIA CON UN CALCIONE.

Mi pare quasi che sorrida, mentre mi dice che stasera non cenerà, e mentre parte verso l’ignoto, io chiamo la cucina e chiedo di tenergli da parte qualcosa, in ogni caso.

….. Gli svedesi devono mandarmi di corsa qualcuno che riscatti la loro immagine. Non importa se non è alto e biondo e aitante, mi basterebbe tornare a pensare che gli svedesi non sono del tutto tonti.

Un pensiero su “Svedese

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