delirio tecnico

Caro popolo mio,

vediamo se mi viene di farvi capire come si sta.

Qui tra i monti il cambio di stagione si capisce dagli odori.

Questi giorni hanno odore di fieno, e di quell’aria che invece che temperatura ha forma.

Esco dalla porta, la mattina, e mi sento come il primo di ottobre, quando la scuola cominciava a San Remigio. Magari un po’ di trepidazione senza sapere per cosa, magari l’intuizione delle cose da venire, e di ancora pochi passi per arrivarci.

Si sta come confusi tra il dover finire qualcosa, e il voler cominciare qualcos’altro. Presi da quello che ha assorbito tutto il tempo e tutte le energie per tre mesi, e quello che invece richiederebbe energie e impegno, forse. Ancora troppo nebuloso.

Oggi è stata una giornata speciale.

I nodi vengono al pettine, e i tecnici finalmente rispondono al telefono.

Tutti oggi.

E tutti con una giornata libera giusto oggi, e solo oggi.

E venite, no?

Venite a fare quello che vi chiedo da tre mesi: io vi aspetto. Da tre mesi, appunto.

E allora ha inizio la sfilata.

Prima arriva Martin. Rigoroso Teteshko, che arriva a regolare tutte le porte e le finestre.

Fedi, Ana, kvi kvesto lavorro no lo a fato mai nezuno.

Fedi, pisog-nerebbe afere amore per le finestre. E curarle.

Perrkè ze le curri, le finestre, loro poi non zi rompono.

Cciusto?

Eccome no? Ciustissimo.

E intanto va in giro per casa, con un dito che sanguina perché nel posto in cui è stato prima avevano avuto per le finestre ancor meno amore di quello che abbiamo avuto noi, e un vetro rotto gli si è ribellato contro.

Uomo interessante. Anzi .. Interrezante. Iah!

È uscito battendo il 5 a un’altra parlata, ugualmente ostica e parimenti italianizzata.

Ciao Anna! Sono venuto chiò per la caldaia. Va bene?

Aga ciaud …. Mah!

Chi glielo dice che non ci siamo mai visti prima, e che io non so chi è?

Dice: Mi hai lasciato così tanti messaggi in segreteria, che oramai siamo come amici, vero?

Siamo amici? Mah.

Però devo avergliene lasciati proprio tanti, di messaggi, perché è arrivato con cinque (dico CINQUE) suoi colleghi, che si sono sparsi per casa senza che io gli dicessi niente. E lui, chiamiamolo Aga, capelli rossi, pantaloni tirolesi e il glossario Ladino più rigido che io abbia mai sentito, a verificare che tutti sapessero cosa fare. Ha aspettato un paio di minuti, poi ha telefonato a ciascuno degli altri, e poi, soddisfatto, ha detto che andava a fare la manutenzione della caldaia, prima che la cosa mi costasse altri cinquanta messaggi in segreteria.

Esito:

  1. allungato il tubo sotto la friggitrice, e riallineata la cucina: venti telefonate, e dieci minuti di lavoro.
  2. sistemata una cassetta di scarico (il mio precedente intervento provvisorio con una simil camera d’aria è stato molto apprezzato)
  3. il WC no, quello non si può riparare se non provvisoriamente, con un po’ di silicone, perché ha un buco. Uno in più di quelli che sono normali, intendo.
  4. il riscaldamento della cappella, che è stato in funzione tutta l’estate nonostante fosse regolato in posizione antigelo, adesso finalmente non soffia più aria calda. Sistemato pure quello. Non resta che da sperare che si accenda quando sarà il momento, più avanti!
  5. e caldaia revisionata, e apposto fino al 1 settembre 2017.

… Qui tra i monti il cambio di stagione si capisce dagli odori: sa di olio lubrificante, di silicone, del sigaro dell’idraulico, e del dopobarba di Aga.

Ci vuole proprio il fine stagione, perché compaiano tutti, operativi ed efficaci.

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